Un film che è anche un manifesto, un atto d’amore per l’arte, l’Italia e le nuove generazioni. PAPmusic – Animation for Fashion, l’esordio visionario di Leikiè, è pronto a sbarcare in streaming dopo un tour che ha acceso l’entusiasmo del pubblico in giro per l’Italia.
Scritto, diretto e musicato dalla stessa Leikiè, il progetto unisce animazione, moda, musica e patrimonio artistico italiano in un'esperienza multisensoriale fuori dagli schemi. Con un cast vocale stellare – Luca Ward, Rudy Zerbi, Jake La Furia, Tamara Donà, Sergio Sylvestre e molti altri – il film è diventato in poco tempo un movimento culturale, capace di parlare con sincerità e originalità anche ai più giovani.
In questa intervista esclusiva, Leikiè racconta la genesi di PAPmusic, le sfide dell’indipendenza creativa e condivide, tra le righe, una sorpresa che farà felici molti fan.
Partiamo con una domanda fondamentale: chi è Leikiè?
Sicuramente una persona alla ricerca di sé stessa. Amo non definirmi, così come non amo definire in generale. Più siamo flessibili rispetto a ciò che ci riguarda, più riusciamo a entrare in empatia con tutto ciò che ci circonda e con ciò che ci portiamo dentro… anche con quello che non abbiamo ancora esplorato.
Per questo, per me, l’identità è una sperimentazione continua. Non mi piace identificarmi in qualcosa di preciso: viaggio, anche con la mente, con il pensiero, e questo mi porta a un atteggiamento creativo. Non mi vincolo a una definizione che poi sentirei di dover mantenere.
Ha usato il termine "viaggiare". Oggi c’è sempre più bisogno di farlo, anche solo con la fantasia. In questo senso PAPmusic è un invito a viaggiare oltre la realtà. Come lo definirebbe?
Per me PAPmusic è un progetto multimediale che attraversa tanti mondi. Ma d’altra parte, il mondo stesso è una molteplicità: di settori, di esperienze, di persone. Quando ci sentiamo parte di tutto questo, siamo più vivi.
“Tutto è uno”, no? Forse questa frase riassume un modo di essere, o un modo di vivere. Soprattutto in questo momento storico, dove la separazione crea conflitto. Quando invece ci sentiamo uniti a ciò che ci sta intorno (e a ciò che ci portiamo dentro) nasce l’empatia. E da lì arrivano armonia e gioia di vivere che, sì: sono fondamentali.
PAPmusic parla a un pubblico ampio, anche molto giovane. Com’è stato scegliere il linguaggio adatto e incontrare davvero queste persone dal vivo, nelle sale?
Il primo incontro è stato a novembre scorso, al Cinema Martinitt di Milano. Il film era uscito nelle sale il 2 ottobre, in tantissime città, ma solo per sei giorni. Quando è sparito dai cinema, abbiamo ricevuto tantissimi messaggi: “Non siamo riusciti a vederlo, potete riproiettarlo?”.
Allora abbiamo creato un form, giusto per capire la richiesta reale. E sono arrivate duemila adesioni. Così abbiamo deciso di partire da Milano. Lì abbiamo fatto una proiezione speciale, con un vero e proprio Q&A al termine. L’incontro era previsto dopo il film, ma io, curiosa, sono uscita nel foyer prima. E ho visto tantissimi ragazzi: colorati, unici, alternativi. Quando li ho visti, la prima cosa che mi è uscita è stata: “Ma come siete belli!”
Da lì abbiamo cominciato a chiacchierare, fare foto, condividere. È nato tutto in modo spontaneo. Ed è lì che si è formata la parola “pap love”.
Durante la proiezione com'è andata? Che tipo di reazione ha avuto il pubblico?
Pazzesca. La gente impazziva: parlava con i personaggi, rideva, applaudiva, si alzava in piedi. È stato quasi teatrale, tipo The Rocky Horror Picture Show, come ha detto anche il direttore artistico del Martinitt, Franco Dassisti, che è anche un critico cinematografico.
Lui era venuto per stare dieci minuti, poi doveva scappare. Invece è rimasto fino a mezzanotte, perché non riusciva ad andare via. Era una vera festa: la sala piena, tutti coinvolti. Ci siamo fermati a parlare, a condividere. Lui alla fine è salito sul palco e ha detto: “Non vedevo una reazione così dai tempi del Rocky Horror”.
Da lì è nato il PAP Tour. Che tipo di community avete incontrato lungo il percorso?
Franco Dassisti ci ha seguiti anche dopo, in altre tappe. Ci ha aiutati a definire anche il target: persone tra i 16 e i 35 anni, creative, curiose, che vogliono conoscere, lasciarsi stupire, giocare. Gente che va oltre il testo, oltre il pensiero. Dopo Milano infatti abbiamo capito che c’era un’energia da non fermare. Abbiamo deciso di partire con un PAP TOUR in giro per l’Italia. È stato bellissimo, anche grazie al pubblico, che è vario ma con un denominatore comune: sono creativi, curiosi, aperti, con voglia di giocare, di stupirsi, di vivere in modo autentico. Il film del resto ha una struttura logica, racconta dinamiche aziendali nel mondo della moda: ufficio stile, ufficio commerciale, stampa, finanziario, ma lo fa in modo ironico, irriverente, surreale. E proprio come la vita, PAPmusic sorprende, fa ridere, a volte spiazza.
PAPmusic sembra portare con sé anche un messaggio di libertà. Quanto è importante oggi, soprattutto per le nuove generazioni, sentirsi liberi di esprimersi?
Tantissimo. Una delle cose che mi rende più felice è vedere i ragazzi che arrivano alle proiezioni colorati, vivi, consapevoli. Si sentono liberi di essere sé stessi. Questo, per me, è tutto.
Vederli così, che condividono quell’energia e quella gioia, è un regalo enorme. Alcuni di loro ci hanno detto che non si erano mai divertiti tanto insieme agli amici guardando un film. Ognuno coglie sfumature diverse, porta via con sé qualcosa di personale. Escono dalla sala con qualcosa da dire. A sé stessi e agli altri. E questo crea un senso di unione molto forte: è bellissimo!
Qual è il colore preferito di Leikiè?
(Ride). Bella domanda! Il mio colore preferito forse è il fucsia, anche se indosso capi decisamente multicolor.
Durante il tour ha ricevuto domande profonde da parte del pubblico? E se sì, quali?
A Torino un ragazzo mi ha chiesto: “Come hai fatto a superare le critiche, le recensioni cattive?”. E io ho risposto che, anche con fatica, ho imparato a non definirmi attraverso lo sguardo degli altri. Il giudizio è un’arma tremenda, separa. Invece dovremmo riconoscerci tutti come parte dello stesso viaggio. Al tempo stesso un altro giovane regista a Bologna mi ha chiesto: “Come hai fatto a creare tutto questo da indipendente?”. È stato bello sentire la curiosità sincera. Perché sì, siamo piccoli, indipendenti, ma PAPmusic è nato con grande passione, e questo viene percepito.
Il progetto ha ottenuto anche riconoscimenti internazionali: vuole raccontarci qualcosa?
Sì, con grandissima felicità abbiamo ricevuto 45 riconoscimenti internazionali, tra cui 23 premi e 22 selezioni ufficiali. Dall’America all’Europa, passando per l’India. PAP MUSIC è stato anche selezionato da Cinecittà e presentato in versione inglese al Marché du Film di Cannes e ai London Screenings. Ora ci stiamo preparando per il lancio streaming, che è imminente. Forse si tratta davvero di ore, o al massimo pochissimi giorni. Sarà un nuovo punto di partenza per raggiungere chi non ha potuto partecipare alle proiezioni dal vivo. Siamo agli sgoccioli!
A proposito di futuro: ci sarà un PAPmusic 2? E magari nuovi personaggi, nuovi doppiatori?
Per ora il progetto è in evoluzione, ma PAPmusic 2 è nei pensieri. Di certo la famiglia di doppiatori del primo film è fortissima: sono tantissimi e bravissimi. Li richiameremo sicuramente.
Quali sono i 3 oggetti che non possono mancare nella valigia di Leikiè durante il PAP TOUR?
Sicuramente la mia borsetta, nata poco prima di Venezia. Non sapevo che borsetta portare con me e, dopo essermela immaginata, l’abbiamo costruita. E poi tanti, tanti, tanti vestiti colorati.
A questo punto, vista la linea sottile tra fantasia e realtà, dobbiamo aspettarci una versione del film in 3D con gli occhialini?
(Ride). Sì, sarà uno step che faremo sicuramente. Intanto posso dire per la prima volta che c’è anche un videogioco in fase di sviluppo – una cosa folle, ovviamente nello stile PAP!



