Con Catarsiaddosso, i Lemmerde tornano a fare quello che riesce loro meglio: demolire, scomporre e ricostruire macerie sonore con una furia iconoclasta che non conosce tregua.
La band palermitana — Mauro Nardi (basso e voce), Livio Frisella (batteria), Francesco Less (chitarra e voce) — affonda le mani nella storia della musica italiana e ne esce con un disco che è tutto tranne che un’operazione nostalgica.
Guai a chiamarle cover. In Catarsiaddosso i brani classici e meno classici diventano materia prima per un esperimento di sabotaggio sonoro: frammenti irriconoscibili, accelerazioni improvvise, cambi di rotta schizofrenici e inserti che sembrano arrivare da un’altra dimensione musicale. È come se ogni pezzo venisse centrifugato a velocità punk, poi risputato fuori in una forma nuova, disturbante, spesso volutamente rivoltante. La logica è bandita; il buon gusto pure.
Lemmerde non cercano redenzione, né tantomeno un messaggio. Non c’è morale, non c’è denuncia sociale strutturata, non c’è alcuna forma di riverenza verso i mostri sacri che vengono brutalizzati lungo il percorso. C’è invece il trionfo del nonsense, della demenzialità come linguaggio espressivo, dell’eccesso come cifra stilistica. Un attacco frontale non solo alle canzoni originali, ma all’idea stessa di rispetto musicale. È un disco che si prende gioco di tutto e tutti, compresi gli ascoltatori.
Il risultato? Un lavoro che divide in modo netto. Catarsiaddosso non è pensato per piacere: è pensato per reagire. O lo si ama per la sua anarchia sonora e per il coraggio di non chiedere permesso, oppure lo si detesta per l’apparente gratuità del caos. Spesso entrambe le cose convivono nello stesso ascolto.
Interessanti le due bonus track dedicate ai registi siciliani Daniele Ciprì e Franco Maresco, omaggio coerente a due figure che, come Lemmerde, hanno fatto della provocazione e dello sguardo grottesco una cifra artistica. Il featuring con Vince Kaoma aggiunge un ulteriore elemento di imprevedibilità a un disco che già di suo rifiuta qualsiasi comfort zone.
Con questo terzo lavoro, dopo “Violent pop” e “Brown album”, Lemmerde confermano la propria identità: irriverenti, sfrontati, volutamente fastidiosi. Catarsiaddosso non è solo un album, è un atto di vandalismo creativo. E, nel bene o nel male, lascia il segno.


















