DJ Lunella, di origine campana, ha costruito il proprio percorso con passione, curiosità e dedizione, trasformando un interesse giovanile in una carriera consolidata. La sua storia comincia nei primi anni dell’adolescenza; da quel momento, la musica diventa per lui una forma d’arte capace di creare connessioni ed emozioni.
DJ Lunella, come e quando ti sei avvicinato alla musica dance?
La passione per la musica nasce all’età di circa 10 anni quando, nei periodi estivi nello stabilimento balneare di famiglia, si organizzavano serate di discoteca. Mi ricordo che ero molto incuriosito dalla figura del Dj quando mixava con i giradischi.
Ricordi la prima volta che hai messo le mani su una consolle?
La prima volta che ho messo le mani su una consolle avevo appena compiuto 15 anni. Durante l’estate, la scuola era terminata, avevo più tempo a disposizione per poter stare con i miei amici. È nel garage di un amico che ho iniziato a sperimentare il primo mixaggio. In comitiva siamo riusciti ad assemblare per la prima volta una consolle artigianale costituita da due giradischi non professionali ed un piccolo mixer. In un mercatino del mio paese, dove si vendevano vari dischi, abbiamo acquistato una quindicina di vinili (tra i vari: Daft Punk “Around the world” e David Morales “Needin’ U”) coltivando il sogno di riuscire un giorno a far ballare qualcuno con la nostra musica.
C’è un artista o un evento che ti ha particolarmente ispirato nell’intraprendere questa carriera?
Ricordo che, prima di intraprendere la carriera da Dj, mi divertivo a registrare con le cassette programmi radiofonici tipo la “Noche Escabrosa” su Radio Italia Network e, in seguito, a collezionare i cd delle serate degli “Angels of Love”. A tal proposito, ho avuto la possibilità di esibirmi in qualche Dj set di apertura delle serate con la loro organizzazione in un beach club di Torre del Greco (NA).
In che modo scegli i brani da suonare durante un set?
La musica, per i miei Dj set, la seleziono poco prima di un evento e la arricchisco durante l’esecuzione facendo riferimento sia agli utenti, ma soprattutto in base alle sensazioni che mi trasmette la pista.
Come gestisci l’equilibrio tra sperimentazione e richieste del pubblico?
Nei miei party propongo sempre il mio genere musicale che spazia dalla global house fino ad arrivare ai suoni più sperimentali e underground in base alla percezione in pista. Può capitare che, durante l’esecuzione, possa elaborare un brano magari più commerciale integrato da hit del momento e fare un remix in tempo reale, possibile grazie alle consolle di ultima generazione.
Qual è stata la serata più memorabile che hai vissuto?
Di eventi memorabili ne ho vissuti tanti ma, in particolare, voglio menzionare i due più recenti: l’evento all’ Hilton di Venezia per un party con tanti Vip internazionali durante il Festival del Cinema e la serata del 10 agosto in cui ho suonato davanti a una platea di ospiti di prestigio a bordo di una nave, in mezzo al mare, di fronte ai Faraglioni di Capri.
Cosa pensi dell’attuale evoluzione della scena dance?
La musica dance attualmente è un genere in continua evoluzione, o meglio da definirsi sottoposta ad una crescente contaminazione, per cui si creano di continuo sottocategorie di genere. Osservando l’ultimo Festival di Sanremo molti artisti italiani, in particolare i giovani cantanti, hanno proposto dei brani “pop dance” molto apprezzati dal pubblico e sottoposti a critiche positive.
Che consiglio daresti a chi vuole intraprendere la carriera da Dj?
Attualmente, il lavoro da Dj è sempre più richiesto e proposto come se fosse una sorta di moda; infatti, sta capitando frequentemente di ritrovarmi ad eventi pubblici in cui questo ruolo è svolto da personaggi poco esperti di musica. In particolare, ho visto influencer dietro la consolle che utilizzano programmi già configurati al mixaggio e che fingono di suonare al solo scopo di ostentare la propria personalità o per sentirsi più fighi agli occhi della società, in quanto questo status fa tendenza e non per passione musicale. Alla luce di tutto ciò, consiglio ai giovani aspiranti Dj di ascoltare in primis i vari generi musicali, al fine di potersi costruire una cultura musicale globale, per poi individuare il proprio preferito. L’ideale sarebbe esercitarsi con dedizione e perseveranza, utilizzando la propria musica preferita prima di proporla al pubblico. Credo che sia importante dedicare almeno qualche ora al giorno all’esercitazione e di suonare musica manipolando prima dai giradischi, per prendere più consapevolezza del lavoro che si sta svolgendo, per poi imparare anche a calibrare il ritmo. L’utilizzo delle consolle digitali dovrebbe avvenire in una fase successiva, con l’acquisizione della padronanza dello strumento primario. Solo in questo modo si può diventare un Dj, non per tendenza ma per passione.






















