Alessandro Gassmann, figlio del grande e indimenticabile Vittorio, nel corso degli anni ha saputo dimostrare il proprio valore non solo come attore ma anche come regista, voce narrante, scrittore, sceneggiatore e co-sceneggiatore. Ha affrontato con perseveranza e determinazione il peso di un’eredità importante e grazie al suo talento è riuscito a scuotersi di dosso il confronto con un’icona del cinema.
Il suo percorso professionale è segnato da numerosi traguardi che lo hanno reso uno degli artisti più amati e rispettati del panorama cinematografico italiano.
Alessandro, qual è la caratteristica professionale che ti rende più vicino a tuo padre?
Mio padre aveva un carattere diverso dal mio. Da lui ho attinto il rigore, una serietà professionale al limite della malattia mentale che, però, mi è utile, soprattutto in teatro. Mi piace impegnarmi e fare sempre uno spettacolo di alta qualità.
C’è una cosa che avresti voluto dirgli e che non sei riuscito a comunicargli?
Avrei voluto che mio padre fosse un uomo più scaltro e che accettasse una delle cosiddette “grandi poltrone di potere” che gli erano state offerte, intendo: direzione di Teatri Stabili, Biennali, ecc. Lui ha sempre rifiutato perché non voleva legarsi a nessuno. Credo che, se avesse accettato, avrebbe trascorso più serenamente gli ultimi anni della sua vita.
Tu, che tipo di padre sei?
Sono un padre molto presente, premuroso e anche un po’ schiavo…
Che ricordo hai di tua madre, attrice e regista francese, Juliette Mayniel?
Non abbiamo avuto il classico rapporto madre-figlio. Lei e mio padre si sono separati quando avevo tre anni e, dopo poco, sono andato a vivere con lui. Negli ultimi vent’anni, mamma era in Messico e ci vedevamo due volte l’anno.
Hai lavorato in film, serie, opere teatrali; a quali interpretazioni ti senti più legato?
“Hamam” di Ferzan Özpetek mi ha dato attenzione da parte della critica. “Caos Calmo” di Nanni Moretti mi ha permesso di vincere tutti i premi in una volta sola. “Non odiare” di Mauro Mancini, importante per come ha raccontato la possibilità del perdono sui crimini del nazismo, con cui ho vinto il premio della critica a Venezia e che credo sia finora la mia miglior interpretazione.
Hai dichiarato che Gigi Proietti è uno dei più grandi maestri che tu abbia mai avuto. Quanto avverti la sua mancanza?
Tanto. Ho avuto la fortuna di avere Gigi come maestro e amico, fin da bambino. La sua scomparsa mi ha recato grande dolore. Avere Gigi Proietti protagonista del “Premio”, la mia seconda regia, è stato un onore. Gigi era l’ultimo dei grandissimi.
Quali sono le tue passioni?
Mi piace molto viaggiare, fare sport. Nutro una forte passione per la boxe. Ho praticato questo sport per dodici anni, anche per tradizione di famiglia.... Mio padre aveva boxato per diversi anni.
A breve torna su Rai 1 la terza stagione della serie di successo "Un professore", in cui interpreti Dante Balestra un docente di filosofia carismatico, amato dai propri studenti. Che tipo di studente è stato Alessandro?
Pessimo. Ho frequentato il Liceo Classico però, visti i risultati, i miei mi hanno trasferito in una scuola internazionale dove ho smesso definitivamente di studiare. Non ho mai avuto la fortuna di incontrare un professore come quello che interpreto e, probabilmente, se fosse successo avrei affrontato lo studio in modo diverso.
Grazie Alessandro e ad maiora!






















