Ha firmato alcuni dei più grandi successi di Gigi D'Alessio, contribuendo con le sue parole a costruire la colonna sonora di intere generazioni. Vincenzo D'Agostino, autore raffinato e voce dietro le quinte del panorama musicale, con la sua penna ha lasciato il segno anche oltre i confini della musica partenopea, firmando successi per artisti del calibro di Loredana Bertè e Lucio Dalla. In occasione delle sette date sold out di Gigi D’Alessio a Napoli, a Piazza del Plebiscito, un trionfo che conferma ancora una volta il suo ruolo di “re di Napoli”, abbiamo incontrato colui che ha scritto alcune delle pagine più emozionanti di questa storia. Tra aneddoti di vita e retroscena del mestiere, l’intervista racconta non solo il professionista, ma anche l’uomo dietro le canzoni.
Hai scritto per artisti importantissimi dal calibro di Gigi D’Alessio…
C’è sempre un lato che non conoscete, anche io sono “terraiolo”, cioè tifo per la mia terra, ma ho scritto anche per altri scrittori dal calibro di Lucio Dalla, Loredana Bertè, Massimo Ranieri, Emma Marrone e Alessandro Amoroso. Ma il mio essere verace si rivede con Gigi D’Alessio, Sal Da Vinci e Gigi Finizio.
Hai scritto per questi Grandi Artisti, ma chi è davvero Vincenzo D’Agostino?
È un figlio di Napoli, uno scugnizzo che è nato in un quartiere di Napoli (bassa Arenaccia), dove è nato anche Edoardo De Crescenzo e Adriano Pennino. Sono nato nel quartiere del popolo. Passavo le mie giornate a studiare e a capire i diversi quartieri. Poi, ho capito che c’è un unico comune denominatore che mette insieme umiltà e gratitudine alla vita che non si trovano in molte parti del mondo. Ho capito che Napoli è questa, me la difenderò fino alla morte. In una canzone ho descritto la mia Napoli pensando ad una ragazza che stava andando via dicendo ‘’Senza pensà che st’acqua e sal è una coperta che fa bell sta città’’.
Quale canzone porti sempre nel tuo cuore?
Le canzoni ti ricordano i momenti, “Cient’ anne”, però, la porto sempre nel mio cuore. Ero ancora un giovane autore quando fui chiamato dall’Associazione Giornalisti e c’era Goffredo Fofi, un illuminario della cultura napoletana che mi ha premiato con la penna d’oro per aver scritto questa canzone. Non mi ero accorto che con questa canzone ero stato inserito nell’ Enciclopedia della Musica napoletana dove c’erano i grandi classici della musica, da “Malafemmena” a “Reginella”. L’ultima canzone presente era Carmela, del 1974, firmata da Salvatore Palumbo e cantata da Sergio Bruni; dal 1974 si passò poi alla mia canzone. Mi sento un piccolo autore in un libro di grandi autori.
Per molti sei un grande autore. Ma come è cambiato il modo di scrivere negli ultimi anni, con l’avvento dell’intelligenza artificiale?
La musica è cambiata, ma per me non cambia mai. Ci sono momenti e mode musicali ma si ritorna sempre al brano vero è proprio, “Perdere l’amore” o “Non dirgli mai” sono brani che ci ricorderemo anche tra 20 anni. Ci siamo adattati anche noi al cambiamento. Io e Gigi D’Alessio abbiamo fatto belle collaborazioni con Emanuele (in arte Geolier). Ascolto molto il parere dei giovani, mi piace confrontarmi con loro, anche i miei operatori sono tutti ragazzi under 30. Nel panorama napoletano trovi tanti giovani talenti.
Tanti talenti portano la tua firma. Ti è pesato un po' restare dietro le quinte?
No, anzi, stare dietro le quinte dimostra l’essere innamorati del proprio lavoro; stare davanti è soltanto un mettersi una medaglia. Vedo come vivono gli artisti come Gigi, a lui dico: ‘’A casa sei dei tuoi figli ma quando stai in giro sei un po' di tutti’’. Io, onestamente, amo vivere dietro le quinte e mettere emozioni alle storie degli altri. Mi basta questo, mi gratifica.
Scegliendo il titolo di una tua canzone, che titolo daresti alla tua vita?
“Non mollare mai”.






















