Login to your account

Username *
Password *
Remember Me

Create an account

Fields marked with an asterisk (*) are required.
Name *
Username *
Password *
Verify password *
Email *
Verify email *
Captcha *
Reload Captcha

Eugenia Tamburri è una donna sorprendente, dalle mille sfaccettature e colori. Oltre ad essere una della più acclamate concertiste è una bella donna, bionda, dotata di una “forza” comunicativa davvero speciale. Musicista raffinata, plurilaureata, conduttrice di programmi radiofonici, autrice di spettacoli sempre in movimento creativo. Nel 2022 ha pubblicato ChiaroScuro per la Digital Records, il primo disco da solista dedicato al padre. Eugenia è la pianista di Scordato di e con Rocco Papaleo oltre che con Giorgia, per la prima volta in veste di attrice. Ospite al festival internazionale del film per ragazzi Val di Chiana Senese 2023, ha ricevuto un premio per la sua magnifica interpretazione in Micol e Micol, per la regia di Fernando Popoli (che ha ricevuto il Premio alla carriera). In questa primavera 2024 ha pubblicato con Arturo Annecchino, Dea Madre, quarantaquattro brani del compositore ispirati alle divinità della Grecia classica, della Roma pagana e dell’antico Egitto.

Eugenia se dovessi definirti come artista cosa diresti di te?

Credo che l’arte sia per me linfa vitale. Ho studiato molto, musica, pianoforte, lingue. Credo che non si finisca mai di imparare e la mia curiosità, la voglia di conoscenza mi spinge sempre ad andare oltre. In fondo ho lasciato la mia terra dove il dialetto, le tradizioni, sembrano limitare quell’orizzonte “aperto” e senza confini che, lo studio delle lingue e la passione per la musica, mi regalavano, spingendomi ad una ricerca continua fuori e dentro di me verso una libertà ed una indipendenza che avevo sacrificato all’impegno e allo studio da quando ero bambina.

Interpretare la pianista di Scordato ti ha coinvolta?

Il film mi ha davvero coinvolta, perché Rocco Papaleo con la sua scrittura intensa ha tratteggiato la storia con una delicatezza ed un’intensità speciali. Una tematica profonda ed intima, alleggerita da un pizzico di ironia, come solo lui sa fare che mi ha costretta a fare un “viaggio” interiore. Orlando (il protagonista, interpretato da Rocco) racconta con una vena poetica e malinconica, il ritorno in Basilicata, la sua terra natia. Un viaggio nel ritrovare sé stesso, dialogando con il suo alter ego, bambino e giovane ragazzo pieno di speranze. Sono molisana ed anch’io, ad un certo punto, ho sentito il bisogno di andare via. La bellissima riflessione che il film propone, sul come sia necessario “accordarsi” col proprio passato, l’ho sentita anche mia.

Cosa hai conservato?   

Una bellissima sensazione, perché Rocco ci ha scelti con meticolosa attenzione, come tessere diverse di un unico mosaico. Anche caratterialmente ci siamo scoperti tutti complementari, persino con Giorgia! Papaleo ha saputo guidarci con maestria al punto che per la scena finale, ci ha convocati tutti senza svelarci quello che aveva in mente, mettendoci in condizione di essere spontanei e dare il meglio. Abbiamo vissuto nella sua casa natale di Lauria, respirando appieno un po' di quella magia che ha saputo mettere nel film.

Sei sempre in viaggio, in giro per l’Italia in tournee o ad insegnare in tanti Conservatori. Quanto è importante il viaggio e l’esperienza che ne deriva nella tua vita?

Intanto ho deciso di lasciare la mia terra, di partire per un viaggio nella vita. Poi credo che il viaggio più importante lo si faccia dentro di noi, nello scoprire sfumature, risorse che non credevamo di possedere. Mettermi in gioco con Scordato, benché avessi già girato qualche cortometraggio, è stata una bella sfida con me stessa. Un viaggio che mi ha permesso di capire come sia affascinante stare davanti ad una macchina da presa e vedermi sul grande schermo, mi ha emozionata tantissimo.

Ad oggi qual è il tuo rapporto con il cinema? Ti piacerebbe lavorarci ancora?

Il cinema mi affascina, mi ha messa alla prova facendomi riscoprire sfumature di me importanti. Spesso lavoro per il cinema e la televisione, “doppiando” le parti suonate di molte pellicole. Lì lavoro davanti alle immagini che scorrono, permettendomi con il mio pianoforte, in qualche modo di entrare in mondi diversi. Recitare in un film come Scordato, dove interpreto proprio una pianista è stato magico: pensa che tra l’altro, la parte era stata scritta per un uomo, ma in qualche modo, ho convinto Rocco a cambiare il personaggio. Non mi dispiacerebbe per niente, oltre ai tanti cortometraggi che ho già interpretato, poter far parte di un altro cast e vedere di cosa sono capace!

Progetti futuri?

Tanti, come sempre sarò impegnata in una tournée estiva di cui stiamo definendo date e luoghi, ma sono sempre in “fermento” creativo. L’arte è il mio mestiere, la mia anima…

 

 

Vanessa Contucci, giovane e promettente attrice, si racconta per noi con la semplicità e la schiettezza che la contraddistingue. Nata il 6 maggio ’94 ad Urbino, vissuta a Riccione, si è trasferita a Roma poco più che ventenne per studiare al Duse International con Francesca De Sapio.  Oggi ha realizzato il sogno di approdare sul grande schermo: nella sua pellicola d’esordio, Il meglio di te di Fabrizio Maria Cortese con Maria Grazia Cucinotta, Vincent Riotta, Daphne Scoccia, Anita Kravos, Simone Montedoro, Giusi Merli, Mattia Iasevoli ed Elvira Cuflic, interpreta il Veronica, che l’ha messa alla prova regalandole, però, l’opportunità di riflettere sulle relazioni ed il potere del perdono.

Vanessa Contucci oggi sei una giovane donna che almeno in parte ha realizzato i suoi sogni?

Oggi sono fiera di me, non sono perfetta ma sono consapevole di aver attraversato un’adolescenza complicata, appesantita da qualche “dolore”, ma di aver avuto dalla mia parte l’amorevole cura dei nonni, la loro educazione e di fondo, una determinazione che mi ha permesso di trovare la mia strada. Quando sono andata a Roma per studiare al Duse, non è stato semplice dovendo contare solo sulle mie forze. Ho fatto un sacco di lavori diversi, ma fortunatamente con un po' di sacrifici e la passione per quello che facevo, mi hanno tenuta in equilibrio.

Quanto è stato importante questo periodo?

Credo che sia fondamentale, perché ci si forma, si impara davvero a scavare dentro di noi per raccogliere ogni riserva di energia, di forza per riuscire. Frequentando il Duse ho capito come la recitazione fosse la mia zattera di salvataggio, in un mare in tempesta. Recitando potevo mettere a disposizione tutta la mia interiorità anche quella ferita, imperfetta, provata. Un punto di forza e non di debolezza; una fatica di cui è valsa assolutamente la pena dove ho capito che era la mia strada e l’occasione di essere felice.

Ti reputi una persona ambiziosa?

In me ho sempre avuto un pizzico di competizione, che mi è servita ad uscire dall’anonimato, da dove arrivavo. Credo che sia una buona cosa essere in gara con sé stessi, avendo dei punti di riferimento artistici. Non mi metto mai in competizione con gli altri, perché credo che ognuno di noi sia unico ed irripetibile e non avrebbe senso. Sono convinta che sia importante riuscire a fare sempre del mio meglio, oggi un pochino meglio di ieri. Questa è la mia vittoria!

Per te il Cinema e la recitazione sono un “balsamo” per l’anima…

Sì, perché affrontando i miei dolori, scandagliando la mia anima, li affronto e mi curo. Un modo per mettermi alla prova e a nudo, aiutata dall’essere qualcun altro. In questo modo è come fare un passo indietro e attraverso il personaggio interpretato, avere un punto di vista anche su me stessa diverso ed equidistante. Grazie a questa passione, ho riscoperto lo studio che mi sta regalando davvero tanta energia, tanta forza che mi rendono molto fiera di me e del percorso intrapreso. Vedo con occhio diverso anche le mie paure, i miei limiti. Io ho sempre letto molto e il percorso universitario che ho intrapreso, credo che mi possa dare davvero tanto.

Dietro la macchina da presa, come ti senti?

Sono felice, perché non sono io ma un nuovo personaggio che deve prendere vita e non vedo l’ora di dargliene la possibilità. È una sorta di filtro, di scudo che mette me stessa, la me che fatica a mostrarsi, al riparo. Sul set, mi sento un tutt’uno con tutti condividendone la responsabilità e l’energia che ne deriva. Una sensazione bellissima che non so spiegare.

 Più difficile è raccontare me stessa, perché mi sento nuda. Quando devo partecipare a feste, a proiezioni mi sento allo scoperto e sono più timida, impaurita. Questo è un lavoro che so di dover fare su di me per superare paure che sono ataviche e mi appartengono da quando ero bambina.

Il teatro è nelle tue corde?

Si mi piacerebbe molto mettermi alla prova con l’immediatezza del palco, dove è buona la prima per forza. Una grande responsabilità ed una prova davvero particolare. Sono consapevole che potrei essere in difficoltà a gestire la tensione, ma sarei felice di provarlo

Cosa sogni?

Una tranquillità affettiva, una vita piena di cinema e magari un’esperienza lavorativa in America, la laurea.

 

 

Nuovo appuntamento con il buonumore per il Mattin Show capitanato da Fiorello, in compagnia di Biggio, Casciari e di tutta la banda. Tra le notizie del giorno, a "Viva Rai2", si parla anche della visita di Salvini al pastificio Rummo di Benevento.

“Dopo questa visita, Salvini ha addirittura cambiato lo slogan della Lega in Ce lo abbiamo al dente” scherza Fiorello, che aggiunge: “Negli anni il pastificio era stato visitato da altri politici ma non era mai successo niente, non era scoppiata nessuna polemica. Salvini ma perché? Ma lascia stare”.

Il conduttore però non risparmia un serio ammonimento a chi, in queste ore, ha scatenato la polemica sui media e sui social: “Ricordo a tutti coloro che dicono ‘boicottiamo’, che dietro questo invito c’è sempre un’azienda fatta di gente che lavora”.

Abbronzato, fisico atletico, spensierato il suo vivere in Egitto, immerso in un universo parallelo abitato da villeggianti multietnici e dalle note della sua musica, Diego Formoso, in arte REDIEGO è un cantante alternative pop in attesa di lanciare il suo secondo singolo.
Il brano in questione si intitola “Anche una sola notte”, scritto tempo fa e presentato a Sanremo nel 2021 per la categoria Sanremo Giovani che gli è valso uno dei 46 posti tra i selezionati.
Classe 2000, REDIEGO cresce musicalmente e sviluppa il suo lavoro esibendosi nei villaggi turistici gestiti dal papà per ‘farsi le ossa’. Concentra le energie per realizzare il suo sogno, nei villaggi turistici trova una dimensione più consona alla sua natura più di quanto possa essere l’Italia. Ma questo solo in fase creativa, REDIEGO è pronto per farsi conoscere da un pubblico più ampio e variegato.
Il suo spirito libero e romantico si riflette nelle parole che pronuncia e in quelle che scrive, come nella canzone “Nei tuoi occhi” molto apprezzata dal pubblico della rete. 

Perché piace “Nei tuoi occhi”?

Perché è totalmente amore, un amore iniziato e finito, corollato di sensazioni, allegorie, ricordi che possono essere riconoscibili da chiunque. Ognuno di noi ha vissuto almeno una volta nella vita un amore meraviglioso che purtroppo si è scontrato con una realtà impensabile. È autobiografica ma universale.

L’alternative pop non si scontra con questa versione romantica?

No, non parlo solo d’amore nelle mie canzoni ma anche di sesso ad esempio, sempre in modo molto elegante. Non voglio che le persone si specchino con le parti più animalesche ma quelle che sublimano esperienze e sentimenti. Ascolto molti brani che sono rumore, echi di qualcosa che è artefatto. Vorrei che arrivasse la semplicità, la riconoscibilità dell’esperienza, un buon sound, qualcosa da ricordare e farsi accompagnare.

Esiste un argomento che non vorresti mai trattare nelle canzoni?

Diciamo che escludo la violenza in generale. Le canzoni devono far riflettere ma sempre con un input positivo.

Quali sono i tuoi input positivi?

La mia famiglia, la musica, la spiaggia e il mare dell’Egitto.

Che rapporto hai con i tuoi genitori?

Sono legatissimo a loro, sono figlio unico. Rappresentano la stabilità e l’Arte, grazie a mia mamma mi sono appassionato alla musica. Da piccolo cantavamo insieme, mi portava a vedere i musical, mi ha indirettamente spinto a prendere lezioni di pianoforte e successivamente di canto. A mio papà devo l’opportunità di vivere la vita da villaggio, un’isola felice in cui nutro e ritempro la mia anima. Le esperienze nei villaggi, anche sentimentali, mi hanno ispirato diversi testi che prima o poi porterò alla luce.

Ti sostengono in questa tua scelta musicale?

Moltissimo, mi ritengo fortunato. Di solito quando si dice a un genitore che da grande si vuol fare l’artista scatta il panico! Loro mi sostengono come possono e anche oltre, non posso che ringraziarli per il supporto costante.

Tuo padre è con te nei villaggi, non ti manca tua mamma?

Mi manca certo, ma siamo complici oltre che familiari, lei è la mia manager quindi ci confrontiamo di frequente. Questo alleggerisce un po’ l’assenza che però non è mai troppo lunga. Ad esempio passeremo le festività natalizie tutti insieme.

Pensi di trovare altri sostegni nel mondo della musica?

Sto per iniziare a muovere i primi passi e so che non è facile, tanti artisti bravissimi, tante proposte, tante collaborazioni già collaudate. Mi piacerebbe, credo molto nella cooperazione e nell’unione delle forze, sono più per il lavoro di gruppo che per le iniziative singole e mi auguro di trovare adesioni per il mio modo di fare musica.

Hai qualche dubbio che non possa piacere?

Dubbi leciti come chiunque, in cuor mio mi dico che piacerà.

Sei pronto per elogi e critiche?

Ah per gli elogi sono pronto da sempre, per le critiche meno! Scherzo. Sono pronto per provare a realizzare il mio sogno, non voglio andare oltre, mi servono le energie.

Essere tra i selezionati a Sanremo Giovani è un elogio o no?

Assolutamente si, è stata una soddisfazione immensa. Tra l’altro sono stato selezionato con altri giovani artisti che oggi già lavorano con la loro musica. Mi sono fermato, mi sono dato tempo per non sprecare le occasioni, ora mi sento pronto. Di certo quell’esperienza mi ha dato una grande fiducia.

Ti sentiresti pronto per Sanremo?

Non come lo immagino. Il Festival è un’istituzione, una vetrina enorme indubbiamente, non ho ancora il pezzo che mi farebbe dire ‘si, questo spacca!’ Ci arriverò.

Quando uscirà il nuovo brano?

Nei prossimi mesi, stiamo ancora definendo alcuni aspetti.

Sempre con tua mamma?

Non solo, a un progetto lavorano molte persone.

A Natale scriverai o ti rilasserai?

A Natale mi godo la famiglia, per la scrittura non programmo, scrivo di getto in base alle emozioni che mi ispirano.

Cosa vorresti trovare sotto l’albero? 

L’ispirazione, la serenità, la certezza di poter realizzare il mio sogno in musica.

Milano, 6 dicembre 2023 - "È sempre mezzogiorno!" festeggia il compleanno di Antonella Clerici con sorprese e buonumore. La diretta di oggi su Rai 1 è iniziata con una ventata di allegria: i cuochi della trasmissione che si sono improvvisati ballerini, con indosso uno smoking rosa. 

Ospite a sorpresa, Mara Venier, che ha raggiunto lo studio televisivo milanese dell'amica Antonella Clerici con un enorme mazzo di rose rosse. Tra le due conduttrici un lungo abbraccio di amicizia, e poi Mara Venier è rimasta ai fornelli accanto ad Antonella Clerici per cucinare il vitel tonné con Ivano Ricchebono e Gian Piero Fava. 

È intervenuto in diretta con una video chiamata, poi, Carlo Conti, che ha voluto fare gli auguri all'amica nel giorno del suo compleanno. Per Antonella Clerici, a seguire, ci sono stati videomessaggi di auguri da parte di FiorelloAmadeus, Alberto Matano, Anna Moroni, Barbara PalombelliAlessia Marcuzzi, Alessandro Cattelan, Francesca Fagnani. Auguri in musica da parte di Andrea Bocelli Marco Mengoni“È sempre mezzogiorno!” è una trasmissione realizzata dalla direzione intrattenimento Day Time della Rai in collaborazione con Stand by me. Va in onda in diretta, dal lunedì al venerdì, dalle 11:55 su Rai1.

E’ disponibile sulle piattaforme di streaming digitale e in formato cd “Crystal Flower”, il nuovo progetto discografico di Letizia Brugnoli per l’etichetta Irma Records. “Crystal Flower” è un disco di jazz; racchiude dodici brani stilisticamente eterogenei che vanno dallo swing alla derivazione brasiliana, fino al latin con influenze dell'electric-jazz anni ‘70. L’album è dedicato al papà dell’artista, Franco Brugnoli (musicista e giornalista), scomparso nel maggio 2021. Un disco introspettivo, ricercato e sincero.  

Letizia, come è avvenuto il processo creativo dell’album “Crystal Flower”?

Per ogni brano di questo album abbiamo seguito lo processo creativo, vale a dire che ricevevo la parte e linea melodica dei brani dal compositore Roberto Sansuini ed io aggiungevo i testi, che potevano essere sia in italiano che in inglese.  

Tre aggettivi per descrivere il disco.

Fresco, raffinato e spero molto piacevole.

Quali sono le aspettative legate al nuovo progetto musicale? 

Spero davvero che questo nuovo album possa girare molto, sia dal punto di vista degli streaming che dal vivo chiaramente.

Come e quando è avvenuto il tuo incontro con la musica?

Io e la musica ci siamo da subito incontrate, il mio papà era un pianista e sono cresciuta tra tastiere, cavi e microfoni, non potevo non esserne coinvolta.

Ripercorrendo con la mente il tuo vissuto, quali sono le mete raggiunte che ritieni fondamentali per l’evoluzione della tua carriera?

Indubbiamente l’uscita del primo album Through our Life ha cambiato qualcosa, è stato un importante traguardo che mi ha dato la possibilità di evolvermi sia dal punto di vista personale che musicale, capire ancora meglio, insomma, in che direzione volessi andare con la mia musica. Da li poi siamo arrivati all’uscita di Crystal Flower e questa è e sarà per me una meta davvero molto importante.

Nell’ambito artistico c’è qualche altro percorso che ti attira e che ti piacerebbe esplorare?

Una cosa che avrei sempre voluto fare è proprio la giornalista musicale, mi piacerebbe ogni tanto poter scrivere di musica. Chissà, forse un giorno ci proverò.

 Progetti futuri?

Nel futuro c’è scuramente un altro album e nuove idee, ma al momento vorrei concentrarmi su Crystal Flower e tutto ciò che potrà regalarmi.

 

 

Il regista e produttore Michele Lunella ha calcato il red carpet di Venezia 80 per prendere parte alla X edizione del Premio Starlight International Cinema Award, un evento collaterale della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica. Lunella, accompagnato dall’aspirante attrice Yvonne Di Francia, ha raccontato della realizzazione del suo ultimo lavoro cinematografico “Andiamo avanti… Le due strade del successo”. Il film, disponibile su Amazon Prime, rappresenta un segnale di ripartenza per un settore profondamente scosso dall’inattività forzata a causa del Covid-19, illustra tematiche attuali, di interesse comune, offrendo vari spunti di riflessione.

Michele Lunella ha dichiarato: “Sono molto orgoglioso del lavoro svolto e di poter mostrare la pellicola anche oltreoceano, dove sto registrando diversi consensi. Desideravo realizzare questo film da alcuni anni con l’intento di portare sul grande schermo una condizione frequente tra i ragazzi che sognano di raggiungere il successo nel settore dello spettacolo. Alla luce dell’impatto della pandemia, che ha devastato il mondo e che ha cambiato abitudini e modo di vivere, ho voluto che la trama rispecchiasse l’attuale contesto storico per lanciare un messaggio di ripartenza rivolto a tutti. Sono felice di aver preso parte, come ospite, all'evento ideato dalla mia amica Francesca Rettondini insieme a Giuseppe Zaccaria. Venezia è una città incantevole e viverla durante la Mostra del Cinema è ancor più spettacolare“.

Michele Lunella è dal 2022 produttore, distributore e regista, di Amazon Prime in America, Germania e Inghilterra.

 

Sono sempre sempre più insistenti le voci di una relazione tra Damiano David, il frontman dei Maneskin, e Martina Taglienti, la modella amica della bassista del gruppo Victoria De Angelis. E proprio Victoria ha postato su Instagram lo scatto di una tavolata tra amici in cui Damiano appare seduto accanto alla modella 22enne.

Nessuna effusione tra i due, dopo quel bacio in discoteca a giugno, eppure Martina e il cantante della rock band romana continuano a vedersi. Come amici o qualcosa di più non è ancora chiaro; Damiano a fine giugno è stato avvistato con la modella Jessie Andrews, ex attrice a luci rosse. Solo il tempo svelerà il mistero...

Intanto i Maneskin hanno annunciato l’uscita di un nuovo singolo, Honey (Are u Coming?) in arrivo a breve.

La madrina della 20esima edizione del Magna Graecia Film Festival sarà l'attrice Ivana Lotito. A darne notizia il fondatore e direttore artistico della kermesse, Gianvito Casadonte, nel sottolineare che l'interprete nota al grande pubblico per i successi televisivi di "Gomorra" e "Sei donne", sarà il volto che rappresenterà l'evento in programma dal 29 luglio al 5 agosto a Catanzaro.

Attrice di origine pugliese, Ivana Lotito é stata nel cast di numerose fiction televisive tra cui “Terra ribelle”, “Il restauratore”, “Ultimo”, “Squadra antimafia” fino a raggiungere la notorietà nel ruolo di Azzurra in “Gomorra - la serie” (2015) ed entrando nel cast della terza stagione della serie Rai “Tutto può succedere”.

Parallelamente alla televisione, ha debuttato anche al cinema come protagonista del film “Hotel Meina” di Carlo Lizzani, seguito da “Cado dalle nubi” (2009) di Checco Zalone, dalla partecipazione al film internazionale “Letters to Juliet” di Gary Winick, e nel 2016 ancora a Venezia con “Il più grande sogno” di Michele Vannucci. Successivamente è stata nel cast delle commedie dirette da Marco Ponti “Io che amo solo te” e “La cena di Natale” (2015 - 2016) e del film “Il grande spirito” per la regia di Sergio Rubini accanto allo stesso Rubini e a Rocco Papaleo (2017).

Nel 2019 è stata protagonista dell’opera prima del già affermato documentarista Marcello Sannino, “Rosa Pietra Stella”, l'anno successivo é apparsa in “Passeggeri notturni” ed ha preso parte alla monumentale serie Sky “Romulus”. Di recente si é divisa tra il set delle serie Netflix  “Briganti”, Rai1 “Sei donne” e Disney+ “Uonderbois”.

Laurian, poliedrico artista outsider, ritrae nelle sue tele situazioni, ambienti o paesaggi trasfigurati in scorci quotidiani immersi spesso in giochi di riflessi temporali o di memoria con lo spettatore, quasi fermi immagine di un ipotetico conflitto tra il tempo relativo e tempo assoluto o storico. Cromatismo armonico ed avvolgente; le opere di Laurian sono un inno alla bellezza ricercata nell’eterna e quotidiana esperienza umana.

Laurian, come ti sei avvicinato all’arte e quando hai deciso di intraprendere il percorso artistico?

Intorno all’anno 2000 ho sentito la necessità di intraprendere un mio percorso artistico, con l’idea di avvicinare l’arte all’immediatezza e impalpabilità della poesia e della musica. Son sempre stato attratto dall’arte e dalla musica, sin da bambino. Mio padre è stato pittore per un certo periodo, come tanti altri nella mia famiglia. Son cresciuto tra libri d’arte.

Quali sono state le esperienze determinanti per la tua formazione?

Davvero determinanti potrei citarne quattro: aver posato come modello da ragazzo (mio fratello è artista), esser stato gallerista di mostre d’arte negli anni dell’università (negli anni ottanta ho allestito mostre di Transavanguardia ed Arte povera), aver suonato in diverse rock band romane ed aver scritto novelle e romanzi. Sono esperienze apparentemente diverse e forse lontane tra loro ma in realtà hanno tutte contribuito in maniera decisiva alla formazione della mia particolare sensibilità percettiva, nella capacità di leggere e percepire l’essenziale e magari sintetizzarlo su tela.

Come nascono le tue opere e quali sono i soggetti che prediligi?

Il contrasto, l’accostamento cromatico è il primo ingrediente necessario, ciò che muove la struttura sottostante. Picasso collocava i colori sulla tela “per vederli muovere”; col tempo ho capito cosa intendesse dire. I colori tra loro dialogano, tracimano, s’intersecano, si muovono, si contorcono. I colori si annullano o si potenziano muovendosi per sottili linee percettive sulla tela. Movimenti che cambiano a seconda di chi osserva il quadro. E’ un lavoro caleidoscopico intenso. In genere scelgo due o tre colori in contrasto e poi il resto della struttura segue.

Quale impressione cerchi di suscitare in chi osserva i tuoi dipinti?

Il contatto coi suoi paesaggi interiori, lo stupore come canale collaborativo tra chi guarda e chi ritrae per far emergere una verità condivisa. Nell’epoca del bombardamento mediatico, si è perso il senso dell’incanto e della meraviglia e del trasecolare come mezzo espressivo e conoscitivo. I danzatori dervisci, la taranta pugliese o certa arte performativa son tutte forme d’arte che creano una collaborazione tra chi osserva e chi agisce. E’ così che l’arte comunica oltre il sé.

In che misura l’arte può influire sulle abitudini ed i comportamenti delle masse?

Dostoevskij aveva senz’altro ragione nell’indicare la bellezza come unica forma di salvezza e di riscatto. L’arte, se fatta col cuore e soprattutto per il cuore, può davvero compiere il miracolo di svegliare la bella addormentata nel bosco, la coscienza callosa, dura e indifferente collettiva d’oggi. L’uomo è divenuto impermeabile ai sentimenti e nega la sua stessa natura di continuo. E’ intinto come un biscotto nella globalizzazione dell’indifferenza, come la chiama Papa Francesco.

Quali sono i messaggi alla base della tua produzione artistica?

Il mondo, l’universo, sono e vivono dentro di noi. Il mondo è davvero lo specchio di quello che siamo: noi percepiamo il riflesso di ciò che creiamo ogni giorno, alzandoci e creando la nostra tavolozza. Il mondo ci guarda e siamo noi gli artisti che lo creano, in un misterioso gioco di specchi. Ecco l’importanza dell’arte, dell’impegno di ciascuno di noi nel proporre un mondo nuovo.

Una valutazione critica del tuo operato…

Semplificare. Sto ancora tentando di abbattere la forma, scoprire il tratto come ideogramma e simbolo, vedere attraverso i colori. Tradurre la forza col semplice gesto del pennello, come nei busti incompiuti di Michelangelo.

Progetti futuri?

Cimentarmi di nuovo con tele grandi, oltre i due metri. Mi son fermato 10 anni fa, dopo una sorta di colluttazione, esausto. Ne ho fatte cinque, poi mi son fermato. Ma è ora di tornare sul luogo del delitto; c’è un richiamo a cui devo rispondere.

 

Pagina 1 di 2
© 2022 LuMagazine All Rights Reserved. Designed By Swebdesign
We use cookies

Utilizziamo i cookie sul nostro sito Web. Alcuni di essi sono essenziali per il funzionamento del sito, mentre altri ci aiutano a migliorare questo sito e l'esperienza dell'utente (cookie di tracciamento). Puoi decidere tu stesso se consentire o meno i cookie. Ti preghiamo di notare che se li rifiuti, potresti non essere in grado di utilizzare tutte le funzionalità del sito.