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"I p’ me, tu p’ te " del rapper napoletano Geolier, si posiziona al primo posto nella classifica provvisoria delle radio e del televoto. Il brano, scritto interamente in napoletano, è tra i più ascoltati in Italia, scala le classifiche di Spotify raggiungendo il primo posto nella Top 50 Italia e nella Top 100 Italia ed entra, unico tra i brani in gara, direttamente nella Top 50 Globale. Inoltre, su Tik Tok, è il brano sanremese più utilizzato per le creation.

Di cosa parla la tua canzone?  

«Affronta il tema delicato di quando una coppia si rende conto che è giunto il fatidico momento di prendere i propri spazi». 

La tua reazione quando hai realizzato di essere primo in classifica?  

«Sono felice. Voglio portare Napoli in ogni posto del mondo ma le classifiche non sono mai state una mia preoccupazione. Per me il merito è sempre è di coloro che ascoltano e apprezzano i brani. Ho festeggiato con amici che sono venuti a Sanremo, che hanno fatto tanti chilometri solo per me. Ma cerco sempre di non perdere il contatto con la vita reale, il mio primo impegno è rimanere lucido e non farmi prendere dal troppo entusiasmo e non lo faccio per scaramanzia come molti pensano. So che non è finita qua, sono solo all’inizio».

Come stai vivendo l’esperienza sanremese?

«A Sanremo è tutto difficile, incredibile. Per me è un ottimo allenamento, ho 23 anni e mi sento fortunatissimo ad essere qui. Non mi aspettavo nulla di particolare, la mia attenzione è solo sull’esibizione, sul cantare bene. La prima sera ero emozionatissimo. Credo che l’Ariston ha il pavimento che scotta, camminarci sopra è difficile, forse sotto c’è il fuoco e non te lo dicono».

Nonostante le critiche iniziali del testo totalmente in napoletano, la tua canzone sta piacendo molto…

«La cultura napoletana piace, influenza. Quando mi hanno detto che potevo portare il napoletano all’Ariston, mi sono sentito in dovere di farlo. Era quello il mio obiettivo, pur non essendo stato il primo a farlo. Nei live che ho fatto il pubblico cantava solamente le ultime parole delle frasi e questo mi faceva sorridere ma anche tanto piacere. Napoli mi ha creato. Napoli ha scelto me tra tanti bravi artisti molto giovani».

Hai mai pensato alla possibilità dell’Eurovision?

«No, assolutamente. Per me è una cosa lontana, come lontana è anche la possibilità di vittoria. Non ci ho mai pensato».

Come è nata la tua passione per la musica?

«È una passione che ho da piccolino. Mio padre mi ha sostenuto, a lui devo tutto quello che so».

Con chi canterai a serata dedicata alle cover?

«Canterò con dei grandi artisti che stimo moltissimo. Saranno con me sul palco Guè, Luchè e Gigi D’Alessio che io chiamo zio».

 

Rosy Della Ragione

 

The Kolors debuttano nel 2018 sul palco dell’Ariston di Sanremo con il brano Frida (Mai, mai, mai), loro primo lavoro in lingua italiana. Il gruppo composto da Antonio Stash Fiordispino (voce e chitarra), Alex Fiordispino (batteria) e Dario Iaculli (basso), ritorna in gara al Festival di Sanremo 2024 con il brano Un ragazzo una ragazza, dopo essere stati per mesi in vetta a tutte le classifiche con il singolo Italodisco.

Stash, di cosa parla il brano "Un ragazzo una ragazza"?  

«La canzone nasce da uno stralcio di vita vera. Un momento che abbiamo vissuto alla Stazione di Milano Centrale. Abbiamo assistito ad una scena in cui un ragazzo cercava di rompere il ghiaccio con una ragazza, questo ci ha fatto riflettere su come la generazione attuale è abituata ad approcci prettamente social e sempre meno reali».

Pensi possa diventare un tormentone?

«Beh speriamo. Prendo sempre il lato positivo di ciò che è racchiuso nella parola tormentone, è un sogno per chi fa pop e vuole arrivare a tutti».

Ti piacerebbe rappresentare l’Italia all’Eurovision?  

«La cosa più bella del mondo. Semmai dovessero dirti il contrario, sappiate che stanno mentendo spudoratamente».

Quanto conta il feedback di tua figlia?  

«Il feedback di mia figlia è importantissimo. Ai bambini arriva la sincerità, arriva forte e chiaro il messaggio dell’essenza. Arriva qualcosa che nel corso della vita spesso perdiamo. Vedere lei che canta a memoria una canzone mia, è una delle emozioni più forti che potessi provare».

Con che spirito affrontate il palco dell’Ariston?  

«È stato senza dubbio l’anno del cambio pagina. Abbiamo iniziato un percorso con la Warner Music Italia che ci ha sostenuto, ha creduto in noi ed ha messo alla base un entusiasmo che per noi è la base di tutto. Questo Festival serve per consolidare l’anno appena vissuto e tutto quello che è stato prima».

Che impressioni avete sul cast di quest’anno?  

«È un sogno far parte di un cast come quello di quest’anno. È sicuramente la conferma della mia idea del Sanremo degli ultimi anni».

Ti aspettavi il successo di "Italodisco"?  

«Ci speravo. Il percorso di Italodisco è stato pazzesco. Siamo stati in vetta alle classifiche per tanto tempo e quando stava svanendo l’euforia in Italia, è successo che all’estero, tipo in Polonia, c’è stato un boom incredibile. Mi ha scritto Blanka Stajkow, la cantante che, lo scorso ha, ha rappresentato la Polonia all’Eurovision. E così è nata una collaborazione: sarà presente nel nostro video musicale. Ma non voglio fare troppi spoiler, tanto lo vedrete a breve».

Come vi state preparando al vostro primo Forum previsto per il 3 aprile?  

«Non vediamo l’ora. È una festa da fare e condividere insieme a tutte le persone che ci hanno sempre sostenuto e che ci accompagnano in questo viaggio meraviglioso. Stiamo cercando di dare il massimo, ci sentiamo in dovere di restituire tutto quello che di buono ci è arrivato».

 

Rosy Della Ragione

Marianna Mammone, in arte Big Mama, è la giovane rapper in gara alla 74esima edizione del Festival della canzone italiana.

«Arrivo da un piccolo paese di provincia, sono una persona che ha sempre creduto in tutto quello che ha fatto – dichiara l’artista avellinese - i sogni al di sopra di tutto, io sono questa, prima ancora di essere grassa. Storicamente le donne sono state sempre criticate, attualmente c’è ancora una tendenza a voler definire una donna per ciò che è, per la forma estetica e poi semmai per quello che di buono crea».

Come sei arrivata a scrivere "La rabbia non ti basta"?  

«Un processo nato di getto. Un brano che mi “dovevo”. Non avevo mai parlato a me stessa con il cuore in mano, ne avevo bisogno. Avevo la necessità di comunicarmi qualcosa di profondo».

Di cosa parla?

«Il brano parla del desiderio di rivalsa, della voglia di combattere, di farcela e soprattutto di credere in sé stessi nella maniera più assoluta. Io sto imparando a farlo, non è semplice. Sono solita scrivere pezzi taglienti e in questo caso mi sono impegnata a smussare un po' gli angoli. È un brano che considero universale, spero possa non essere frainteso».

Come stai vivendo quest’esperienza?

«Sono molto sorpresa di percepire l’affetto e la stima delle persone che mi circondano. I musicisti sono formidabili e le persone che mi riconoscono sono molto affettuose. C’è una bella energia in generale, si respira ovunque, anche tra noi donne in gara c’è complicità, per me questo è molto importante. Alle prove ero molto emozionata, spero di riuscirmi a rilassare un po’ di più. Porto un brano che ho scritto insieme alla mia ragazza e mi auguro che questo possa darmi tanta carica, anche e soprattutto prima di salire sul palco per l’esibizione».

Nel testo ad un certo punto scrivi “Più di un colpo d’arma da fuoco, ti restava solo incassarli”

«Tutta questa rabbia dovevo trasformarla in qualcosa di bello, farla tramutare in energia positiva. Perché o trovi la forza per reagire o ti ammazzi e non nego che ho pensato anche alla seconda soluzione, specialmente quando ero più piccola. La paura di non essere capiti è tanta, non riuscivo a parlare con i miei genitori per raccontare quello che mi succedeva. Ero molto brava a nascondere il malessere, ma devo ammettere che ero circondata da parecchio menefreghismo, mia mamma e i professori, infatti, non si sono mai resi conto di nulla».

È stata una fase della tua vita molto dura…

«Si. Iniziavo a darmi la colpa di tutto, ero autolesionista. Ho sofferto anche di disturbi alimentari. Mi sono fatta del male. Il mio modo di punirmi era ed è purtroppo ancora oggi quello di non mangiare. Vorrei tanto poter risolvere questa cosa ma non è semplice».   

 

Rosy Della Ragione

 

In concomitanza alla diretta Instagram di FantaSanremo che ha svelato i vincitori, ecco il comunicato stampa che motiva la scelta, a pochi giorni dall'inizio del Festival di Sanremo. Il Premio Lunezia esprime le indicazioni sui testi dei big in gara.

Stefano De Martino, Patron della rassegna battezzata 29 anni fa da Fernanda Pivano e Fabrizio De André, rende nota la scelta. Una scelta quest’ anno dibattuta su di una rosa di candidati più nutrita del solito, tra cui Fiorella Mannoia, Negramaro, Angelina Mango, Mr. Rain, BigMama, Loredana Bertè, Dargen D’Amico e i Santi Francesi. Alla fine è arrivata la fumata bianca.

Il “Premio Lunezia per Sanremo 2024” va ai Negramaro per il brano “Ricominciamo tutto”.

Non manca la qualità dei testi a Sanremo, ed è così da diversi anni. Nell'impegno di una sola scelta indichiamo l'opera dei Negramaro – afferma il Patron Stefano De Martino. Grazia e leggerezza in visita a luoghi interiori ed esteriori del sentimento amoroso, per chiedere di ricominciare, un dilemma nel quale tutti dovremmo ritrovare fede. Un testo dalla perfetta resa formale che troverà sicura alchimia con la musica e la voce del suo Leader. Quindi una canzone di prenotata qualità musical-letteraria - conclude il Patron De Martino.

A queste parole fa seguito la motivazione del critico musicale Dario Salvatori (membro Commissione del Premio Lunezia): «Il vero senso di una fine. La misura della perdita non si può colmare e le esperienze future non saranno mai nuove davvero. In fondo questo testo può essere utilizzato come amuleto, gravido dei migliori auspici e carico di notti insonni. Impara l'arte e poi indaga».

Oltre al Patron Stefano De Martino, i portavoce della Commissione del Premio Lunezia sono Beppe Stanco, Loredana D'Anghera, Selene Pascasi, Dario Salvatori, Marina Pratici, Giuseppe Anastasi, Roberto Benvenuto, Mariella Nava, Riccardo Benini, Stefano Ferro, Lorenzo Varese, Fabio Gallo.

La 29° edizione del Premio Lunezia (Festival della Luna) si svolgerà su più date nel periodo estate/autunno 2024 in varie tappe nazionali.

Nelle recenti edizioni il Premio Lunezia è stato patrocinato dal Ministero della CulturaRegione ToscanaRegione Liguria, Nazionale Italiana Cantanti Siae. La manifestazione gode, inoltre, della collaborazione di Rai Isoradio e di servizi Rai Tv in tema di rubriche e notiziari per cura di Savino Zaba.

Lo scorso Settembre si sono riaperte le iscrizioni alla Sezione Nuove Proposte del Premio Lunezia 2024.

Marco Sciarretta, cantautore milanese, dopo aver gestito numerosi locali in Italia con musica dal vivo, ha preso il mare e idealmente da Nisida ha viaggiato fino a trovare la “sua” Atlantide: Tenerife è diventata il suo porto, il luogo dove gettare l’ancora e fare il proprio nido. Un raffinato musicista, un artigiano di parole, che ha fatto della sua passione, un mestiere. Scrive testi e musica, che sono per lui anche un impegno sociale. Il singolo La Guerra alle Spalle, pubblicato nel 2022, è una riflessione, importante, sulla guerra in atto, su tutte le guerre che ancora costringono alla fuga, alla ricerca disperata di salvare i propri figli da un destino che sembra segnato, per regalare loro la speranza di una vita migliore. Lui racconta le cose della vita, anche gli aspetti più crudi del nostro oggi. A novembre 2023 è uscito il suo ultimo singolo, Come ti sei permesso, brano tagliente e al tempo stesso delicato che ci costringe a pensare, senza distogliere lo sguardo e l’anima da un tema che coinvolge tutti, nessun escluso. Un testo fatto di parole semplici, che arrivano dritte al cuore con cui il cantautore chiede a sé stesso e a noi tutti, un’assunzione di responsabilità, perché ognuno di noi può e deve, nel suo piccolo, saper ascoltare anche le parole non dette, leggere negli occhi impauriti di una donna, la richiesta silenziosa di aiuto. Come ti sei permesso anticipa il nuovo attesissimo album del cantautore che arriverà in primavera: un nuovo importante tassello del suo percorso artistico, della rotta tracciata Tra Nisida ed Atlantide, con la sua musica che senza fretta, in equilibrio tra parole e note, trova spazio e respiro con le sue fedeli chitarre.

Ciao Marco. Cosa significa essere cantautore?

Significa fondamentalmente, fare il mio mestiere, quello che mi rende felice senza abdicare alla responsabilità di raccontare con impegno non solo le cose belle della vita, ma anche quelle difficili da affrontare. Insomma, non solo “sole cuore amore”: scrivo di quello che mi succede intorno, quello che accade in questo mondo così ferito. Ho scritto La Guerra alle Spalle ascoltando le testimonianze degli inviati che raccontavano le cose viste da vicino, i civili che difendevano confini, le fughe disperate di madri che cercavano la salvezza per i figli. Ho cantato una guerra vista non dall’alto, ma da vicino, dove non ci sono vittorie, ma solo perdite, dolore. Allo stesso modo in 50 anni domani attraverso ricordi di vita vissuta e piccole abitudini personali, ho messo insieme pezzetti della mia esistenza. La mia quotidianità, le cose che ho vissuto e quello che al contrario, non ho visto. Parlo di me, delle mie piccole manie alla vigilia del mio compleanno che è diventato un’occasione di riflessione.

L’ultimo singolo, Come ti sei permesso, è uscito con il suo video a novembre 2023. Vuoi parlarcene?

Stavo leggendo le notizie dell’Italia. Era il mese di giugno e l’articolo affrontando il tema del femminicidio, riportava l’elenco infinito delle vittime di quei primi sei mesi dell’anno: una ogni tre giorni. Come succede spesso, la canzone è venuta da sola, accompagnata da un dolore sordo, un’indignazione profonda che non mi ha lasciato scampo costringendomi a scrivere, a fare i conti con queste notizie di cronaca, terribili. Ho cercato di lasciare che quel dolore avesse il giusto respiro e nominare tutte una per una le vittime di quei primi sei mesi, doveroso. Una canzone che vuole essere un monito a reagire, con la convinzione e la speranza che, insieme, si possano cambiare le cose, mettendo fine a questi orrori. Ci sono con me le voci femminili di Simona Piscitello e della giovanissima e talentuosa Isabel, a sottolineare l’importanza nella nostra vita delle donne e la loro unicità.

Dopo aver gestito diversi locali dove si faceva musica in Italia, hai collaborato con moltissimi musicisti, scritto per te e per altri; sognando la “tua Atlantide” hai preso il largo, trovando casa e amore a Tenerife. Il tuo progetto musicale e di vita, prende il nome dal tuo primo album Tra Nisida ed Atlantide. Raccontaci

Parto da Tra Nisida ed Atlantide, per spiegare quello che sembra un errore di ortografia: ed è voluto e sottolinea il passaggio, la navigazione verso la realizzazione dei propri sogni. Da questo parte tutto il mio progetto di vita ed artistico, come hai sottolineato. Nisida rappresenta un po', il mio alfa, quello che ha dato il via al mio amore per il cantautorato partendo da grandi come Bennato, per arrivare ad Atlantide cantata da De Gregori, tracciando una rotta che mi ha portato a Tenerife, dove ho scelto di gettare l’ancora. Qui, posso suonare tutto l’anno, grazie al clima mite e il turismo, dedicandomi del tutto a questo meraviglioso mestiere. Qui, ho incontrato anche Simona, che ora è mia moglie e collabora con me. Su quest’isola, posso vivere con e per la musica e trovare il tempo di fermarmi su uno scoglio, in quel punto dell’oceano, dove aspettare il passaggio dei delfini…

Quali sono i tuoi progetti futuri?

Intanto Come ti sei permesso, per la prima volta verrà tradotto ed inciso anche in spagnolo; in primavera uscirà Intima, il nuovo album che apre un nuovo importante capitolo del mio progetto con tanti live che spero di poter portare anche in Italia. 

 

 

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