Marco Germani: “Non mi pongo un piano preciso, pubblico solo per gusto e divertimento”

Marco Germani è tornato sulla scena musicale con “Resilience”, il nuovo singolo. L’artista ha realizzato un vero e proprio inno alla cosiddetta “resilienza”, una esortazione a diventare più forti in seguito alle difficoltà della vita.

Marco, illustra il tuo nuovo singolo “Resilience”…

È un brano dedicato all’inaspettata pandemia, che inneggia alla resistenza in ogni situazione e all’utilizzo della rabbia come combustibile per affrontare l’inevitabile. Bisogna essere forti e non guardare in faccia a nessuno, perché la sopravvivenza mentale e fisica dipendono da quanto sei in grado di opporre resistenza deformandoti ma non disintegrandoti.

Quando è avvenuto il tuo incontro con la musica?

Ho cominciato a studiare chitarra classica a nove anni, ai tempi la presi come un gioco, anche se mi piaceva frequentare i corsi estivi, perché potevo cavarmela da solo ed ero in compagnia di persone completamente fuori dalla norma, talentuose e interessanti. Questo strano mondo mi ha poi completamente fagocitato in età adolescenziale quando sono passato allo strumento elettrico e alle band, vuoi per il senso di ribellione su cui si basavano rock e metal, vuoi sempre per la compagnia di individui anarchici ed esagerati, vuoi perché in quell’ambiente potevo sentirmi me stesso ed essere un leader molto attivo. Con gli anni ho apprezzato anche il mondo della composizione e della registrazione contemporaneamente a quello dell’insegnamento, tentando sempre di non fossilizzarmi in un’unica direzione.

E l’incontro con la chitarra?

Ha sempre fatto parte della mia vita nelle sue svariate forme: classica, elettrica e acustica. E’ il mio strumento preferito perché è veramente molto versatile e presente in tutti i generi musicali, oltre ad essere uno strumento molto schematico per il quale bisogna sviluppare molta memoria visiva e coordinazione.

Solitamente cosa ispira i tuoi testi? 

Io scrivo pochissimo i testi, di solito affido il compito ad altri perché è molto complesso il concetto di metrica e preferisco curare gli arrangiamenti o le sonorità di un brano.

“Limbo Neutrale” è il titolo del tuo romanzo; che differenza c’è tra scrivere un brano e un libro?

Sono mondi differenti, un brano deve concludersi in poco tempo, anche un album per quanto possa essere lungo ha una durata precisa, inoltre può essere ascoltato più volte ed ha una struttura “piramidale”, nel senso che gli strumenti si incastrano uno dopo l’altro con un ordine preciso tipo batteria, basso, chitarra, tastiera, cori e voce. Un romanzo o un racconto devono coinvolgerti un po’ per volta, presentare i personaggi e le vicende anche singolarmente ma poi il tutto deve convergere verso un finale, è più o meno lo stesso meccanismo di una serie tv o un videogioco, mentre un album è più simile a un film, nel romanzo l’intreccio è fondamentale, per una canzone lo sono alcuni elementi tipo la melodia del solista o gli assoli, ma devono essere contornati da un accompagnamento adeguato. È come raggiungere una destinazione in macchina (romanzo) o in aereo (album), devi comunque fare un viaggio, ma lo vivi diversamente.

Con tre album alle spalle, la pubblicazione di un libro e di due singoli, cosa deve aspettarsi il pubblico dal tuo estro creativo?

Non mi pongo un piano preciso, pubblico solo per gusto e divertimento senza scopo di lucro o fama, molte volte per sfida. Sono consapevole del fatto che a pochissime persone interessa ciò che scrivo e ciò che produco, ma sono incuriosito da cosa hanno provato e cosa li ha fatti riflettere o emozionare; l’arte è meravigliosa per questo motivo, anche se arriva solo a una persona secondo me è un successo.

Progetti futuri?

Continuare a vivere normalmente e migliorare la qualità delle mie produzioni e delle performance, coinvolgendo amici di lunga data e giovani talenti, non me ne frega assolutamente nulla di diventare famoso o di dovermi piegare alle regole dei social o del mercato, ciò che faccio lo faccio per me stesso e per chi apprezza. Chi deve a tutti i costi criticare o darmi buoni consigli lascia il tempo che trova, l’arte è un processo di crescita continua perché fa parte della vita, al giorno d’oggi è diventata un mercimonio senza precedenti fatto di personaggi stereotipati che non lasceranno traccia alcuna, a differenza di grandi uomini come Bach, Frank Zappa o Eddie Van Halen. Mi accontento di migliorare ogni volta ciò che faccio e di essere stimolato e stimolante per chi decide di incrociare il suo cammino con il mio, a quarantasei anni ho capito come funziona il music business e non mi interessa essere il galoppino di nessuno ma solo trarre soddisfazione da cose ben fatte.

Buona fortuna!

Grazie per lo spazio e il tempo che mi avete dedicato.

 

 

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