Una mano tesa per il riscatto in luoghi difficili

SCAMPIA. Giunge al termine, dopo 36 mesi, il progetto S.P.E.R.A (Spazi Educativi e Ricreativi Aperti) nato in risposta al Bando Prima Infanzia che ha dato ascolto al grido d’aiuto di numerose famiglie che, vivendo in zone fragili e vulnerabili, hanno mostrato difficoltà nel garantire cure adeguate allo sviluppo psico affettivo dei bambini. Il progetto ha preso forma in quattro località: Mercato San Severino, Ponticelli, Forcella e Scampia. La finalità che si sono preposti gli operatori, all’inizio di questo viaggio relazionale, è stata quella di fornire una “valigia piena di strumenti” volti a favorire la crescita armonica del bambino e la permanenza nel tempo di gruppi formali e informali, contribuendo, in questo modo, al benessere psico-affettivo non solo dei bambini ma anche delle loro famiglie. Tanti sono stati gli spunti di riflessione e le domande che l’intero gruppo di lavoro si è ritrovato a condividere. Le risposte sono arrivate durante il seminario conclusivo dove, il nuovo vescovo di Napoli, don Mimmo Battaglia, ha restituito ai partecipanti un feedback di speranza e solidarietà. Gli strumenti vincenti del progetto? «Il lavoro di tutti gli operatori, volontari e figure professionali che l’hanno supportato. Voglio paragonare il loro lavoro a quello svolto da un ramoscello di legno che sorregge una pianta, l’aiuta a diventare più forte. Dove c’è fatica, c’è speranza, quello che conta è il tempo che dedichiamo per la realizzazione di qualcosa in cui crediamo, a prescindere da quello che sarà il risultato finale». Un ruolo fondamentale, all’interno del progetto, l’hanno avuto Stefania Colicelli (dirigente dell’I.C. “Adelaide Ristori”), Tania Vece (dirigente dell’I.C. “Pertini-87° Don Guanella”) e don Alessandro Gargiulo che rappresenta la parrocchia Maria SS del Buon Rimedio, sostenendolo anche durante il periodo di lockdown. Professoressa Colicelli, la scuola come ha accolto le difficoltà familiari legate alla didattica a distanza? «La scuola è stata un’ancora di salvezza. È stato difficile ristabilire nuovi equilibri e un quotidiano digitale. La scuola ha fatto passi avanti straordinari grazie alla tecnologia, è stato scandito un nuovo ritmo ma è inevitabile sottolineare i limiti della didattica a distanza quali la completa assenza di relazioni, l’attenzione che cala più facilmente, ma il problema che molti si ponevano era quello di mostrare la loro casa, il loro ambiente che non è per tutti un posto accogliente». Per quanto riguarda il progetto S.P.E.R.A è stato semplice portarlo in questa situazione di disagio collettivo? «Abbiamo cercato di salvaguardare le relazioni, portando avanti le attività seppure in una modalità differente, dandoci anche altri obiettivi. La vera forza della scuola è proprio quella del sapersi riallineare e sapersi adeguare alla realtà che cambia». Dottoressa Vece, in relazione all’iniziativa quanta rilevanza hanno avuto il “fare rete’, le alleanze educative con il privato sociale in un contesto territoriale fragile? «Il privato riesce a mantenere una relazione educativa, agendo in modo individuale presso ogni singola famiglia, questo modo di operare è risultato vincente. La scuola è un’istituzione, ha un aspetto più formale». Don Alessandro, che ruolo ha avuto invece la parrocchia Maria SS del Buon Rimedio, in quanto fulcro della comunità educante in relazione al progetto S.P.E.R.A? «Negli anni abbiamo accompagnato la formazione di alcuni protagonisti del progetto. Alcuni degli operatori hanno iniziato il loro percorso formativo qui in parrocchia, abbiamo dato poi l’opportunità di usufruire della struttura e metterla a servizio del progetto e quindi delle famiglie. Come “vede” le alleanze educative future in virtù delle criticità emerse con la pandemia? «Siamo stati costretti ad isolarci, la difficoltà nel gestire i rapporti è stata elevata. La parrocchia è sempre stato un luogo aperto all’ospitalità ed alla condivisione. Durante la pandemia alcuni ragazzi ci hanno chiesto uno spazio dove poter studiare, nelle loro case non avevano abbastanza spazio. In futuro dobbiamo fortificare l’azione. Le parole possono essere magiche, ci incantano ma vanno riempite di contenuti. La parrocchia è stata vicine alle famiglie come ispirazione cristiana. I bambini, gli adolescenti, non hanno bisogno solamente di iniziative ma soprattutto di instaurare un legame di appartenenza, sentirsi parte integrante di un gruppo, noi siamo chiamati ad aiutarli a trovare una strada».

Rosaria Della Ragione

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