Sabrina Peron: “La traversata della Manica è maturata lentamente”

L’abbiamo vista qualche giorno fa in una esaustiva intervista al TG1 della sera. La leggiamo su tutte le testate giornalistiche più importanti e nei social media che espongono la sua icona. E’ Sabrina Peron, l’avvocata milanese balzata improvvisamente sulle prime pagine della cronaca, per aver attraversato la Manica a nuoto. Questo, naturalmente, è soltanto l’ultimo atto in ordine temporale delle sue tante traversate cominciate con lo Stretto di Messina e continuate poi con la Vulcano Milazzo, lo stretto di Catalina in California, la Twenty Bridges nell’isola di Manhattan e ancora tante altre traversate fino ad arrivare alla più eclatante: la traversata della Manica. Sabrina Peron è stata la prima donna al mondo a sostenere questa impresa che le è valsa l’orgoglio di potersi fregiare della “Tripla Corona” riservata agli ultraswimmers che hanno completato con successo anche le traversate dello stretto di Catalina e la Twenty Bridges, cui facevamo cenno pocanzi. 55 anni, nata a Milano, Sabrina Peron si è laureata presso l’Università degli Studi di Milano in giurisprudenza nel 1991 e nel 2006 ha ottenuto anche la Laurea in Filosofia. Dal 1995 è iscritta all’Albo degli Avvocati  presso l’Ordine di Milano. E’ anche giornalista pubblicista e conciliatore on – line per la Camera di Commercio di Milano, ed è stata componente aggregato presso la Corte d’Appello di Milano per i procedimenti disciplinari in materia di deontologia giornalistica. Tra gli altri, nel 2006 ha pubblicato il volume “La diffamazione tramite mass media” e vari saggi in tema di diffamazione tramite mass media, diritto industriale, diritto d’autore, bio – diritto e responsabilità medica. Ci troviamo dunque di fronte a un personaggio davvero interessante, che sa portare avanti in parallelo gli innumerevoli sviluppi dettati dalla sua professione che condivide con gli impegni sportivi. Due mondi che apparentemente potrebbero sembrare diversi ma che invece ben s’intersecano all’essere di Sabrina Peron, l’avvocata che abbiamo incontrato per questa interessante intervista. Un incontro che ha messo in luce la forza, la passione, il coraggio e il carattere di una donna dai mille interessi personali, portati avanti sempre con l’obiettivo di raggiungere caparbiamente il successo finale.         

Buongiorno Sabrina, come prima domanda mi viene da chiederle – Chi è veramente Sabrina Peron? –

“E’ una domanda molto impegnativa da rispondere. Direi che sono una donna, madre, avvocato, con una grande passione per la filosofia e per il mare. La passione per il mare, la vivo nuotando”.

Chi la conosce dice che i suoi toni pacati e tranquilli sono la forza del suo carattere. E’ vero?

“Non saprei. Ritengo che riuscire a mantenere la calma, aiuti anche ad avere la lucidità e la razionalità necessaria ad affrontare situazioni e momenti anche complicati”.

Come nasce la sua passione per il mare?                        

“Credo sia stato un amore a prima vista, a eterna vista, a breve vista!”. Scherzo, nasce dai miei lunghi soggiorni estivi in Sicilia a casa dei nonni”.

Dalle piscine milanesi al mare della Sicilia. Un distinguo notevole dal punto di vista tecnico e mentale. Come si è adattata a tale differenza?

“Devo dire che l’acqua mi piace in tutte le sue varie forme. Quindi, anche nuotare in piscina per me è un piacere. Certo quando si nuota in mare (ma anche nei laghi o nei fiumi) entrano in gioco mille variabili (meteo, correnti, onde, temperatura acque, meduse e altre creature marine) che rendono sempre incerto e mai scontato l’esito. Ma proprio questo è il lato più bello (e forse romantico) del nuoto in acque libere e, soprattutto, di quello di lunghe distanze”.

Lei che nella vita è molto impegnata nella sua professione di avvocato, come concilia il suo lavoro con gli allenamenti?

“Diciamo che è un puzzle molto complicato dove occorre far quadrare la professione, la famiglia e gli allenamenti. Tuttavia, nuotare mi aiuta a pensare e quindi a volte esco dalla piscina che magari ho delle idee nuove su un caso che sto seguendo”.

Nel 2009 ha deciso di attraversare a nuoto lo stretto di Messina. Da cosa è stata spinta questa sua prima esperienza in mare aperto?

“Perché lo Stretto di Messina per me ha sempre esercitato una forte attrazione (è un luogo mitologico, D’Arrigo nella sua opera Horcynus Orca lo chiama “là dove il mare è mare”) e così un giorno ho pensato che quello che era solo un “sogno nel cassetto” che tenevo lì da molti anni, fosse venuto il momento di “tirarlo fuori”. Ho preso la decisione e nel giro di un mese ero a Messina pronta ad attraversare lo stretto”.

Oltre l’amore, la passione e l’orgoglio di mettersi a confronto con sé stessa per vedere fino a che punto riesce a farcela, cosa c’è di altro in lei quando decide di avventurarsi in un’impresa come la traversata dello stretto di Catalina in California e poi la 20 Bridges nell’isola di Manhattan?

“Aggiungerei, sia il vedere posti nuovi, sia la diversa “visione” dei luoghi (quando si sta in mezzo all’acqua si ha una percezione e un punto di vista completamente diverso, rispetto a quando si sta sulla terra ferma, fosse anche solo per il fatto che ogni cosa che vedi è solo all’altezza dei tuoi occhi ed è tutto mobile non ci sono punti d’appoggio) e anche di sé stessi: ogni volta che si esce dall’acqua dopo queste lunghe traversate si esce diversi da come si è entrati.

E’ vero che la forza fisica e i nervi saldi sono alla base del successo di una traversata?

“Direi, ci vogliono ore e ore di allenamento (come tutti gli sport, soprattutto, quelli di endurance) e capacità di macinare chilometri anche in condizioni non certo confortevoli oppure difficili (ad esempio nuotare di notte in mare aperto). Per questo a mio parere serve avere una buona preparazione e una capacità di controllare la mente, che ritengo che sia l’unica cosa che si possa sperare di riuscire a controllare nel nuoto in acque libere, perché tutto il resto non dipende dal nuotatore”.

E veniamo alla Traversata della Manica. Com’è maturata questa idea?

“E’ maturata lentamente. Ogni tanto ci pensavo, ne parlavo con qualche amico e poi la scartavo. Mi pareva impossibile che potessi riuscirci. Poi a settembre 2018, dopo la 20 Bridges, mi sono detta che dovevo perlomeno tentarla una volta. Così mi sono informata e ho trovato un “posto libero” per il 2/8 settembre 2020 con il pilota Paul Foreman. Ho chiesto subito al mio amico Thomas W. Kofler, che ha una grandissima esperienza nel nuoto di lunghe distanze, avendo già completato con successo la Manica, Catalina, la 20 Bridges e altre lunghe nuotate in posti incredibili, di farmi da assistenza e lui ha accettato subito con grande generosità e anche competenza. Diciamo che se Paolo Felotti della piscina Gonzaga Sport Club di Milano mi ha fatto da allenatore; Thomas mi ha fatto da mentore”.

La sua impresa è iniziata alle 2 di notte del 6 settembre dalle scogliere di Samphire Hoe in Inghilterra, ed è arrivata alle 16,45 del 7 settembre in Francia sulla spiaggia di Wissant a Calais. Durante questi 35 chilometri con la temperatura dell’acqua a 18 gradi e una sola barca a supporto, quali sono stati i suoi stati d’animo, i pensieri e le eventuali paure?

“Il mare era mosso, e per prima cosa ho pensato alle parole del coach: fai attenzione a quello che fai e a come lo fai. Mi sono quindi concentrata su come stavo nuotando. Dunque c’era una parte di me molto vigile che controllava i movimenti, la respirazione, le onde, la distanza dalla barca e i segnali che mi facevano; un’altra parte che vagava e sfantasiava; un’altra parte che si lamentava per il freddo la stanchezza etc.; e un’altra parte ancora che la rimbrottava e diceva: dai forza che prima ne usciamo meglio è. Paura non mi pare di avene avuta, nel senso che non mi sono mai sentita in pericolo (a Catalina, ad esempio, avevo paura, ma l’ho tenuta sotto controllo). Mi sarebbe dispiaciuto molto fallire, anche perché con tutte le difficoltà affrontate per arrivare fino a lì (anche per tutte le incertezze legate alla pandemia, allo stop degli allenamenti durante la quarantena, etc.), sarebbe stata una grande delusione da “mandare giù”.

La conquista della tripla corona, gli auguri e l’orgoglio del sindaco di Milano Giuseppe Sala, più l’improvviso interesse mediatico nazionale nei suoi confronti, hanno cambiato qualcosa in Sabrina Peron?

“Direi di no. Sono i 15 minuti di celebrità di cui parlava Andy Wharol: mi frastornano un po’, ma non mi cambiano. Più che altro quello che mi ha cambiata è stata proprio la traversata in sé: sento che adesso di fronte alle difficoltà non ho più scuse è come se avessi cambiato prospettiva sulla vita di tutti i giorni. Comunque gli auguri del sindaco, del tutto inaspettati, mi hanno fatto davvero molto piacere.

Ha già in mente qualche altro traguardo da conquistare?

“No, al momento nessuno.

Per finire Sabrina, c’è una domanda che non le ho fatto e che le sarebbe piaciuto sentirsi rivolgere?

“Qual è stata la traversata più bella”.

Già, qual è stata la traversata più bella?

“La prima!”

 

Salvino Cavallaro

 

      

 

 

 

 

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