RæstaVinvE: “’Senza cuore’ mette a nudo le fragilità dell’anello debole di una relazione”

I RæstaVinvE, singolare entità artistica, hanno pubblicato il brano “Senza cuore”. Vinvè, moniker di Vincenzo Vescera, cantautore e producer, e Raesta, all’anagrafe Stefano Resta, medico cantautore e poli-strumentista, cantano l’amore intenso, dalle tinte noir, dei nostri giorni, provando a sfidare i preconcetti e i meccanismi ben consolidati che si celano dietro le produzioni dell’attuale panorama indie-pop italiano. Vinvè, voce del duo pugliese, illustra il progetto artistico, nato dall’esigenza di realizzare canzoni dai toni intimi, graffianti, tipici del songwriting indie.

Una sintesi sul singolo “Senza cuore”…

E’ una canzone sincera, vera, che mette a nudo le fragilità dell’anello debole di una relazione, che non è sempre colui o colei che fugge. Nella fattispecie si tratta di una ragazza dai tratti narcisistici. Una persona che è entrata improvvisamente nella mia vita senza chiedere permesso, ha creato un po’ di scompiglio, e con la stessa veemenza ha sbattuto la porta senza dirmi ciao, o più semplicemente grazie, scusa. E nonostante tutto ho provato a giustificare questo atteggiamento ricercando presunte motivazioni patologiche. Credo sia una canzone senza tempo, ma non è solo mia, è di chi mi ha ispirato, di Francesco Di Bella con cui l’ho scritta, di Maurizio Loffredo, di Stefano Resta, e anche vostra.

Com’è avvenuto il vostro sodalizio musicale?

Ci siamo incontrati nel backstage di un concerto di Riccardo Sinigallia, evidentemente un segno…

Solitamente, come nascono le vostre canzoni?

Spesso riascoltando i pezzi, subito dopo la composizione, ho pensato che mi sarei risparmiato volentieri le dinamiche che hanno suscitato quelle emozioni. Poi, per fortuna il tempo fa il suo dovere, tutto si elabora e restano le canzoni.

Qual è il vostro background musicale?

I nostri ascolti partono da lontano, con punti d’incontro all’estero (Radiohead) e in Italia (Riccardo Sinigallia), senza tralasciare mostri sacri come Dalla, De Gregori ma anche Silvestri e Fabi.

La Puglia è una terra artisticamente prolifica; cosa rende questa regione così fertile?

Probabilmente le nostre continue mutazioni etniche, culturali, siamo greci, saraceni, spagnoli, siamo i discendenti di Federico e Bianca Lancia.

Cosa ne pensate dei talent show?

C’è una domanda di riserva?

In che modo andrebbe incentivato il settore musicale italiano?

La rivoluzione dovrebbe incominciare a scuola, negli atenei e sopratutto nei conservatori. Alcuni autori minori dovrebbero lasciare posto, nella didattica italiana ad autori e cantautori come Dalla, De Andrè, Gaetano, De Gregori, Gaber, Tenco. Nei conservatori dovrebbero inserire classi di multimedialità, i programmi scolastici sono fermi alla riforma Gentile del 1926. Non puoi diplomarti al conservatorio, sapere tutto sul clavicembalo e non saper usare un synth, un pad, una drum machine, o comporre con Logic o ProTools. E’ un’assurdità tutta italiana. Se a tutto questo ci aggiungi che i direttori artistici delle etichette discografiche non sono musicisti, né critici, ma si arrogano il diritto di imporre le tendenze insieme a qualche network radiofonico compiacente il risultato è sotto gli occhi di tutti.

Con quali artisti vi piacerebbe collaborare?

Mi piacerebbe continuare con Raesta.

Progetti in cantiere?

Posso sognare? Il Festival di Sanremo, tra i big; l’ho promesso a mia madre, tanti anni fa.

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