Il Cile e Pianista Indie: “Andrà tutto bene è un brano che è andato oltre le nostre aspettative”

 

Il Cile e Pianista Indie hanno realizzato in diretta Instagram, con l’interazione dei rispettivi fan, il branoAndrà tutto bene”. Il singolo, prodotto da AVM Records e distribuito da Believe Digital a favore della GSD Foundation di Milano, è un inno alla positività e coinvolge per il sound e l’immediatezza del testo. I due artisti raccontano del loro sodalizio professionale, dell’amicizia che li lega, della bella sintonia creativa che fa ben sperare in una futura proficua collaborazione.

Come è nato il vostro sodalizio artistico e il brano “Andrà tutto bene”?

Il Cile: Io e Pianista ci conosciamo da molto tempo, dal 2011, da quando ho iniziato il percorso discografico e c’è sempre stata voglia di collaborare. Poi, per questioni varie della vita ci siamo ritrovati, sono andato a vedere un suo bellissimo show case a Milano e, di seguito, in una giornata abbiamo scritto tre pezzi veramente forti ed eravamo carichi nel continuare questo percorso. C’è stato il Covid e vedendo come le dirette stavano coinvolgendo il pubblico, distraendolo dalla reale situazione, abbiamo deciso di aderire alla challenge lanciata da Tommaso Paradiso ed Elisa in una diretta Instagram, cioè di scrivere una canzone con la nostra fanpage. Lo abbiamo fatto ed è stata un’esperienza che mi ha mostrato nuovamente quanto sia divertente e naturale scrivere con Pianista. A canzone finita non ce la sentivamo in quel momento di pubblicarla e ci siamo detti: se ci dovesse essere un’occasione sensata per fare del bene, la facciamo uscire. E’ arrivata la proposta della GSD Foundation, del gruppo San Donato legato all’Ospedale San Raffaele, e abbiamo pubblicato la canzone.

Il vostro singolo invita a donare. Quanto conta per un artista coinvolgere il pubblico in iniziative solidali?

Pianista Indie: Chi fa questo mestiere è un fortunato perché può vivere delle proprie passioni portando il sorriso alle persone. Nel mio caso specifico, ho vissuto anche un periodo nel quale mi ero arreso a svolgere una professione normale per cui conosco la differenza nell’esercitare un impiego di ufficio piuttosto che avere la possibilità di portare avanti un lavoro creativo. In qualche modo noi che svolgiamo questo mestiere abbiamo un debito e va saldato quando vi è la possibilità. Portare un sorriso in un concerto oppure fare del bene a chi ne ha bisogno è, fondamentalmente, la stessa cosa. Noi regaliamo un’emozione ed è quello che credo che gli artisti debbano sempre fare. Ovviamente l’eco che ha un’artista quando esorta ad aderire ad un’iniziativa di beneficenza è superiore a quella di altre persone e quindi il bene va sempre fatto perché c’è sempre qualcuno che ha bisogno.

Una ricerca afferma che la musica dal vivo è l’esperienza più intensa che si possa provare; siete d’accordo? Che valore ha, per voi, lo show live?

Il Cile: Credo che su questo siamo abbastanza in sintonia. Chi sceglie di fare questo lavoro lo fa perché vuole portare la musica al pubblico; un pubblico che è giudice dei risultai della carriera di un artista perché l’empatia totale si raggiunge proprio durante il live. In quel momento si avvertono molte sensazioni… Si ha un senso di completezza! Sentirsi sulla stessa lunghezza d’onda delle persone che sono all’ascolto è anche un motivo per fare meglio.

Partire dalla gavetta è diverso rispetto a chi ha la possibilità di partecipare ad un talent show. Cosa ne pensate delle trasmissioni trampolino di lancio per i giovani?

Pianista Indie: Non le condanno perché vorrebbe dire condannare l’epoca che viviamo. Oggi non c’è un’alternativa. L’alternativa è pubblicare sui digital store con le proprie forze le proprie canzoni sperando che qualcuno le vada ad ascoltare. Chiaramente, partendo dalla gavetta, non mi rivedo in questa esposizione mediatica. Adoro fare trekking in montagna ed è bello arrivare in cima a piedi, vivendo il percorso. Arrivarci con un elicottero reca un altro tipo d’emozione. Se i talent show venissero frequentati come concorrenti da artisti che hanno uno o due album alle spalle, probabilmente, il gioco sarebbe diverso.

Il settore musicale ha delle criticità antecedenti al Covid-19 che vanno affrontate. Come andrebbe rilanciata la musica in Italia?

Il Cile: Più che rilanciata bisognerebbe dire come andrebbe trattata la musica. Ho conosciuto discografici davvero funzionali, appassionati, creativi, capaci, conoscitori, esperti, musicalmente dotati nel pensiero e nell’impostazione nel creare un business. Ma quasi tutti hanno smesso o molti sono andati via. La linea generale che ho spesso percepito delle nuove impostazioni è che, se si arriva a ragionare in termini di business in una situazione eterea, la musica è vista come un prodotto. Il problema è che si lavora come se la musica fosse un oggetto; eppure, non è la stessa cosa, non sarebbe chiamata musica se non ci fosse dietro un coinvolgimento emotivo che non si può giudicare con i risultati. Ci sono artisti che adoro e che hanno impegnato tanto tempo per riscuotere successo. Molti hanno avuto il successo meritato dopo la morte. In una fase così, in cui la situazione è delicata, si parla tanto di crisi discografica e non ci si chiede il perché! Questo accade perché molto spesso, oltre a ciò che ho elencato prima, le situazioni nefastiche, l’autoproduzione, l’evoluzione di internet, esistono delle etichette che credono nel progetto e non lo vedono in termine di fatturati. Credo che, come dimostrano i dati del nuovo cantautorato, ci saranno ancora etichette indipendenti, molti piccoli terremoti, che creeranno un nuovo scenario.

Pianista Indie: Personalmente ho la fortuna di essere con una etichetta indipendente piccola che cura con molta attenzione tutti gli artisti ed i lavori che vengono prodotti. Nelle case discografiche più grandi son convinto che il 90% della musica che viene prodotta non sia di gradimento agli addetti ai lavori. La producono perché sanno che gli adolescenti la masticano. Secondo me il problema più grande è la mancanza di un filtro; cosa che prima c’era, nel ‘900, e forse era anche troppo castrante nei confronti di certi artisti. Si è passati da un filtro di censura estremo al fiume in piena. La musica è diventata un social network.

In futuro collaborerete insieme?

Pianista Indie: Dal feeling che c’è tra noi è come se facessimo parte della stessa band. Probabilmente, se non avessimo avuto delle carriere personali, avremmo formato una band. Sarebbe bello produrre ancora qualcosa insieme. Come diceva anche Il Cile, abbiamo già tre canzoni pronte e considerando la felicità con la quale le scriviamo potremmo averne dieci in pochi giorni. Non facciamo progetti come nel caso di questa canzone. Avevamo perso addirittura la speranza di pubblicarla e non ci aspettavamo che suscitasse così tanto interesse nel pubblico e tra gli addetti ai lavori. “Andrà tutto bene” è un brano che è andato oltre le nostre aspettative e quando le cose arrivano in maniera inaspettata hanno un aspetto più bello. Personalmente ho un disco pronto che doveva uscire a marzo e, per ovvi motivi, uscirà in autunno. Avevo programmato un tour che sarà posticipato e in qualche data desidero condividere il palco con Il Cile per unirci anche live.

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