Matth Vi un giovane cantautore vecchia maniera

Matteo Luongo, in arte Matth Vi, è un giovane cantautore toscano che racconta il proprio tempo: parole annotate su un taccuino che trovano le note grazie alla sua inseparabile chitarra. Tutt’altro che improvvisato, Matth Vi studia chitarra dall’età di otto anni e oggi è un musicista raffinato che la musica la fa davvero. Uno stile inconfondibile, incurante delle mode, che fa della narrazione in musica la sua missione. Ha partecipato a moltissimi concorsi e selezioni, arrivando a mancare di un soffio X Factor, avendo avuto però la possibilità di esibirsi davanti a Morgan, Mara Maionchi e Simona Ventura. Un artista, un vero artigiano della musica che conosce la fatica di una carriera costruita sul lavoro e che saprà riservarci moltissime sorprese.

Matth Vi, le tue canzoni sono attuali e, al tempo stesso, hanno sonorità che partono da lontano. Ti senti fuori moda?

Forse per certi versi si, ma non solo nelle canzoni. Sono cresciuto in una casa, dove si ascoltava tanta musica, ma sono stato il primo a volerla studiare; ringrazio la mia famiglia per avermelo permesso e per il sostegno che mi ha sempre dato e mi dà. Non scriverò mai canzoni rap, perché non sarei io. L’evergreen oggi è morto e sepolto, ma quanto era bello? La moda ci fa indossare abiti che, probabilmente non ci stanno neanche bene, omologandoci. Personalmente preferisco qualcosa di più “comodo” per me e che mi fa sentire a mio agio, perché sarebbe una forzatura, avvicinarmi a generi musicali che non mi appartengono.

Come definiresti la tua musica?

Anche se non amo etichettare, credo che la mia musica sia un pop rock italiano. Oggi campionando pochi suoni è possibile registrare interi brani. La mia musica è ancora suonata e la sola chitarra, in assenza di altro, è la migliore compagna. Il mio singolo è stato autoprodotto, ma ho suonato tutti gli strumenti. Quando posso fare musica con altri musicisti, anche nelle mie canzoni, desidero che si sentano liberi di esprimersi e di colorarla con la propria sensibilità.

Quali contaminazioni hanno influenzato le tue canzoni?

Vengo da una realtà musicale varia e improbabile: da Elvis Presley, e i suoi rockabilly, ai Green Day, al pop punk e tutto il cantautorato. Generalmente una canzone mi attrae in modo istintivo, tipo colpo di fulmine, in seguito sono capace di ascoltarla all’infinito per comprenderla in ogni sua sfumatura. Sono per natura curioso e quindi continuo ad essere attento a quello che avviene nel panorama musicale.

Il tuo ultimo singolo “Questo sono io” è un’istantanea di vita?

Un’istantanea scattata con la polaroid: un brano in cui mi racconto in tutto e per tutto in modo sincero e senza filtri. Non mi appartiene un certo tipo di maschera. La naturalezza di una polaroid è impagabile, magari un tantino fuori fuoco, ma riesce a catturare tutte le emozioni e i colori dell’anima. Io sono proprio questo, semplicemente.

Quali sono i tuoi sogni, i tuoi progetti futuri?

Sogno di raccontarmi arrivando a quante più persone possibili, lasciandomi scoprire. Sto lavorando per metter su una “famiglia” di musicisti con cui condividere questa bella avventura. Ci tengo a precisare “famiglia”, perché non si tratta di trovare i più bravi in assoluto, ma quelli che sono giusti per condividere con me quest’avventura. Vorrei davvero che, nel dare voce alle mie canzoni, riuscissero a metterci qualcosa di proprio. La musica è una porta aperta, dove è sempre possibile l’incontro e lo scambio. Questo sono io, Matth Vi …grazie per questa bella chiacchierata!

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