Lettera a Valerio Liboni da parte del giornalista Salvino Cavallaro

Valerio, ho aspettato un po’ a scriverti, non solo perché gli impegni di giornalista sportivo non mi hanno permesso di farlo prima, ma anche perché ho voluto smaltire l‘adrenalina e le emozioni accumulate la sera della presentazione del tuo cd (ultimo della tua carriera) intitolato “Questa è la vita”. Volevo esprimerti i miei complimenti attraverso la razionalità e senza l’ausilio del cuore, quello che spesso mi frega quando desidero dare a chi mi legge l’impronta di quell’oggettiva attendibilità che non conosce giudizi di parte. Quella sera della presentazione al Circolo dei Lettori, ho ripercorso mentalmente un piccolo tratto della tua lunga professione di musicista, vissuto insieme fin da quando ci conosciamo. E lì, seduto ad ascoltare le tue canzoni condivise con molti autorevoli cantautori del mondo musicale italiano che ancora oggi narrano il tuo passato di batterista, cantante e autore di tanti testi scritti con la passione che parla di te e della tua anima, ho ripensato a quella prima volta in cui ci siamo conosciuti. E’ stato negli studi della televisione GRP Piemonte, in cui si trametteva in diretta come ogni lunedì sera il programma – “Numero12 La Maratona” – diventata poi “Orgoglio Granata”, un contenitore di cose da Toro presentato da Carlo Testa. Io presente in qualità di opinionista e tu come ospite e tifoso eccellente. Entrambi destinati vicini di postazione a beneficio delle telecamere e pronti a dire la nostra sul Torino. Poi, nell’intervallo tra uno spot pubblicitario e altro, ci siamo presentati. Tu mi hai chiesto per quale testata giornalistica scrivevo ed io ti risposi “Torino Sera”, il giornale del direttore Beppe Fossati. Fosti subito interessato a me, così mi hai dato appuntamento nello studio di registrazione di Corso Chieti a Torino, che allora condividevi con l’amico Ernesto Ausilio. Ancora mi sovviene quel giorno in cui ci trovammo a parlare di noi, io della mia professione e tu della tua, del tuo passato, di un trascorso musicale che per me è stata cultura in un’ambiente in cui le registrazioni, le stanze insonorizzate, la strumentistica tecnica a disposizione degli addetti ai lavori, rappresentavano per me qualcosa di inedito e, comunque, non certo adatto a chi come me era abituato a frequentare le redazioni di giornale. Così pensai a qualcosa che avrebbe potuto in qualche modo unire i due mondi, quando ti proposi di registrare una serie di interviste e poi farne un cd per i tifosi del Toro. Fosti subito attratto dall’idea e cominciammo a invitare nel tuo studio i vari Tilli Romero (allora presidente del Torino calcio) Carlo Testa, Clara Vercelli, Claudio Sala, Roberto Cravero, Silvano Benedetti, Franco Ossola, il mago Alexander, il cardiologo Gino Ingignoli e poi te, il Valerio Liboni granata che ancora non aveva scritto assieme a Silvano Borgatta quell’ Ancora Toro diventato poi l’inno ufficiale del Torino F.C. Ricordo come se fosse oggi l’immenso lavoro preparatorio di interviste, quando uno ad uno i miei interlocutori entravano in studio per le registrazioni. Messi uno davanti all’altro con cuffie ben sistemate dal tecnico Dario e un face to face mirato a guardarsi negli occhi, per meglio ripercorrere i momenti professionali più salienti e prestigiosi che, per mio volere di giornalista, alternavo volutamente a domande che potessero scrutare l’anima della persona, senza dare mai l’impressione di volere imporre un’impronta di morbosa curiosità. E’ sempre stata la mia caratteristica umana e professionale, sempre discreta e attenta a conoscere la persona senza dare spazio alle varie banalità che spesso nascono spontanee quando ti trovi davanti a campioni di calcio o altri professionisti di mondi diversi. Ebbene, dopo tanti mesi di lavoro, ultimammo finalmente quel cd che abbiamo intitolato “Granata Doc”, un raccoglitore di pensieri, riflessioni, racconti anche inediti e senza tempo, che si sono dipanati tra fede granata e attenzioni verso l’uomo e la sua sensibilità. Fu subito curiosità del mondo granata e il cd, cui il ricavato è stato destinato ai bambini della Charitas, ebbe un discreto successo. Ecco, quello fu l’inizio del nostro incontro professionale che poi si è tramutato in amicizia e in tante altre cose fatte insieme, le quali si sono intersecate al mio starti vicino proprio quando ho saputo del tuo ricovero all’ospedale San Giovanni di Torino, in cui hai vissuto momenti di paura per la tua vita e conosciuto quell’Angelo sceso dal cielo, che nel tuo dire ti è stato accanto e poi gli hai pure dedicato una canzone. E mentre hai ripercorso i tuoi 50 anni di musica attraverso “Questa è la mia vita” durante quella bellissima serata organizzata dal maestro regista Giulio Graglia e dall’intellettuale dott.ssa Sabrina Gonzatto, in quella straordinaria location culturale del Circolo dei Lettori di Torino, la mia mente ha ripercorso il film del nostro conoscerci, rispettarci e qualche volta pure incontrarci assieme ai nostri affetti più cari e al tuo meraviglioso bimbo che tu consideri “La mia canzone più bella”. Così, durante l’apice della serata che stava per concludersi con il tuo “Ancora Toro”, mi sono quasi risvegliato da quella prima volta insieme che per me, my dear Valerio, ha rappresentato l’inizio di un’amicizia importante. Questo ti dovevo. Questo ti scrivo con stima.


Salvino Cavallaro  

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