Michele Pecora: “E’ attraverso la musica che riesco a dare immagini alle emozioni, alle sensazioni”

Michele Pecora, tra i cantautori italiani più stimati a partire dalla fine degli anni ’70, è tornato sulla scena musicale con “I poeti”, un brano delicato capace di arrivare dritto al cuore e che, oltre al talento, attesta una marcata sensibilità. L’artista, reduce dal successo del programma televisivo di Rai 1 “Ora o mai più”, ripercorre alcune tappe della propria carriera e svela i progetti futuri nella seguente intervista.

Nel 1977 hai partecipato ed hai vinto il Festival di Castrocaro con la canzone “La mia casa”. Quanto e come è cambiato il tuo modo di concepire la musica?

Quando ho partecipato a Castrocaro ero un ragazzino e, con il senno di poi, ho capito anche perchè ho vinto: avevo la canzone più bella! Il brano raccontava della mia infanzia, “La mia casa” ad Agropoli adombrata dalle palme dove, con la famiglia molto unita, giocavamo. Questo messaggio è arrivato alle persone che hanno ascoltato la canzone, Gianni Ravera il patron del Festival di Castrocaro si commuoveva nell’ascoltarla. Da allora ad oggi sono cambiate molte cose: è cambiato il linguaggio, il modo di fare musica. Io ho cercato sempre di essere al passo con i tempi; è nel dovere di un artista. Oggi, sicuramente, faccio tesoro di questa maturità degli anni passati a scrivere canzoni, a fare musica.

Sei reduce dal successo dello show di Rai 1 “Ora o mai più”, come hai vissuto tale percorso e cosa ti ha lasciato questa esperienza?

La partecipazione allo show è stata molto intrigante ed appassionante. E’ stata un’esperienza nuova perché non mi ero mai confrontato con un tipo di televisione così: con il confessionale e con una serie di cose che attualmente è facile ammirare attraverso il piccolo schermo. E’ stato straordinariamente naturale affrontare cose nuove, come se l’avessi sempre fatto. Probabilmente l’esperienza mi ha insegnato a sostenere anche questa recente avventura. Il percorso è stato un pò complicato sotto qualche aspetto musicale perché ho faticato a tirar fuori la mia anima cantautorale e non di cantante perché non ho una muscolatura vocale che hanno molti colleghi e che, in questo tipo di show, appaiono molto di più. “Ora o mai più” mi ha lasciato una grande eredità. La mission del programma è quella di darci un’opportunità, una seconda importante occasione, che è stata rispettata appieno. Adesso sta a noi partecipanti farne tesoro, far fruttare l’opportunità concessa. Per cui bisogna lavorare bene ad una buona produzione e realizzando belle canzoni.

Com’è nato il nuovo singolo “I poeti” e come è stata sviluppata l’idea del video?

Il singolo nasce in macchina, in 15 minuti. L’idea era già ben chiara, l’avevo appuntata sul telefonino. Poi mi sono fermato ed ho scritto il tutto. I poeti riassume tutta la mia formazione, la personale sensibilità artistica, e racchiude anche l’intuizione. Ho sempre visto i poeti come figure che corrispondono a ciò che raramente scrivono perché hanno la capacità, grazie alla fantasia e all’immaginazione, di proiettarsi oltre alla vita consueta.
L’idea del video è nata di seguito ad un messaggio ricevuto. Il primo a cui ho inviato il brano è stato Enzo Decaro che, dopo l’ascolto, mi ha scritto un messaggio molto bello che finiva così: Questa canzone è perfetta nella sua semplicità e semplice nella sua perfezione.
Ho voluto che Enzo Decaro facesse parte del video perché è custode e protagonista di tutta quella parte importante, di teatro e di movimento che c’è stato a fine anni ’70 e di seguito, anche nel campo filosofico e poetico. Mi riferisco alla smorfia, a Pino Daniele, ad Enzo Gragnaniello, a tutta quella cultura bella e profonda che ha legame con l’arte. Con Enzo c’è anche l’idea di realizzare uno spettacolo musicale e teatrale che parte proprio dal brano “I poeti”.

Il brano farà parte di un progetto discografico?

Si, il singolo farà parte di un album che uscirà a fine maggio e conterrà dieci brani.

Partirà a breve il tuo live; come sarà strutturato il tour?

Il tour partirà il 12 aprile da Agropoli e lo show sarà una sorta di viaggio in cui racconterò la mia carriera, gli incontri fatti negli anni, citerò anche canzoni che hanno contribuito alla mia formazione.

Cos’è per te la musica?

E’ la possibilità di esprimere tutto ciò che diversamente sarebbe complicato da esternare. E’ attraverso la musica che riesco a dare immagini alle emozioni, alle sensazioni.

Ph Giovanni Gori

Tecnica musicale e passione, cosa prevale nelle tue composizioni?

Assolutamente passione! La tecnica è importante per sistemare la struttura del brano ma nella fase compositiva è solo la passione che muove tutto. La passione, inoltre, aiuta a superare gli ostacoli.

Come definisci il tuo rapporto con la chitarra?

Un rapporto di grande amore! La prima chitarra mi è arrivata all’età di 12 anni. Mia madre comprò la lavatrice e le regalarono la chitarra. Da allora il rapporto con tale strumento è stato un viaggio d’amore; la chitarra è sempre al mio fianco.

Il mercato della musica ha subito profondi cambiamenti. Negli anni addietro era più semplice, rispetto ad oggi, proporre la propria musica ed emergere per meritocrazia?

Anni addietro c’era un meccanismo diverso, era più semplice perché c’era meno inflazione. Una volta, dopo l’incisione del disco, con un passaggio televisivo la visibilità era ampia mentre oggi c’è tanta esposizione mediatica e questa esposizione non sempre corrisponde ad una buona produzione, cosa che anni addietro era fondamentale. Ricordo che spesso mi confrontavo con i direttori artistici, grandi personaggi della musica come Roberto Danè e Sergio Bardotti, e fin quando tutto non era perfetto non consentivano di incidere una canzone. Sotto un certo punto di vista, quindi, era più semplice ma allo stesso tempo era più selettivo.

Ripercorrendo la tua carriera rifaresti lo tesso percorso oppure avverti qualche rammarico?

L’unico momento che cambierei, anche se allora era inevitabile, è la fase quando mi sono allontanato dalle scene e lì il mio atteggiamento nei confronti di questa professione è stato negativo. L’affanno di risalire una corrente che mi trascinava a valle mi poneva, forse, in maniera negativa. Poi ho capito una cosa fondamentale: ho scelto di fare questo mestiere e non di avere successo, che sono due cose completamente diverse. Il successo arriva come conseguenza ma scegliere di fare questo mestiere è svolgere questa professione in tutte le sue vesti, sia suonando dietro il palco che come frontman.

Un desiderio ricorrente…

Il Festival di Sanremo.

In bocca al lupo per tutto!

Viva il lupo!

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fonire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o clicchi su "Accetta" permetti al loro utilizzo.

Chiudi