Veronica Vitale: “Scrivo attraversando tutte le vite e tutte le emozioni che un essere umano possa vivere”

Veronica Vitale è tornata sulla scena musicale con il singolo “World Travels”, feat The Mad Stuntman, tratto dal nuovo disco “Inside the Outsider” (Dino Vitola Editore Srl), disponibile nell’edizione speciale con il libro omonimo. L’artista si racconta ed illustra il nuovo progetto musicale, di matrice futurista e di produzione statunitense.

Veronica, come è avvenuto il processo creativo dell’album “Inside the Outsider”? 

E’ stata una rivoluzione accaduta dentro di me, e poi nel mondo intorno a me. Lessi una frase passeggiando tra le stradine dell’Alaskan Way di Seattle nel 2013, “se un uovo viene rotto dall’esterno, la vita finisce, se l’uovo viene rotto dall’interno, la vita comincia” fu il primo pilastro sul quale ho edificato il mio progetto più voluto. Ho voluto raccontare una storia, la mia, in cui, a prescindere dal contesto, chiunque potesse leggerla e percepire immediatamente l’idea di qualcuno che lotta per liberarsi, perché tutti abbiamo bisogno di venir fuori da una situazione o circostanza contraddittoria, e di essere liberi, e felici. La mia storia per esempio corre al contrario, dall’estero all’Italia.

Come nasce il singolo “World Travels” e la collaborazione con The Mad Stuntman?

É stato uno degli ultimi brani che ho composto, ci fu un pomeriggio in cui guardai il mondo che ho intorno e mi sentii un pò impotente e scoraggiata, mi chiesi a che servono la vita e gli esseri umani dopotutto, se i potenti che potrebbero far molto, non fanno nulla e chi al contrario continua a dare più di quanto ha nonostante la propria povertá. Ho voluto un futuro prossimo del genere cyberpunk per la mia “World Travels”, usando le regole della distopia per delineare mondi dominati dalle corporazioni high-tech in cui i governi nazionali stanno diventando sempre più irrilevanti, uno scenario che includesse la perdita della memoria storica. La memoria storica, come il viaggio secondo me rappresentano I più importanti veicoli di cambiamento dell’umanità. Ho inoltre onore ad Ervin Laszlo e Charles Darwin con i riferimenti alla Teoria Integrale del Tutto e l’Evoluzionismo seminando l’idea della necessità di un futuro sostenibile e di un’infanzia da tutelare come patrimonio inviolabile dell’umanità. Mi restituisce molta speranza la frase “arriveranno giorni con poca luce, ma sarà abbastanza, per sconfiggere l’oscurità” combatte bene il pericolo della rassegnazione. World Travels inaugura il mio album “Inside The Outsider”, e credo che non ci sia combinazione di parole più adatte di “Giro del Mondo” per descrivere me, la mia storia e la mia musica. La vita degli artisti è fatta cosï, un insieme di circostanze e coincidenze significative, anche conosciute come “Synchronicities” “Sincronicitá”. É in questi meccanismi quasi invisibili della vita che ci siamo incontrati io e The Mad Stuntman.

In che modo ti sei avvicinata alla musica e quando hai intuito che poteva diventare la tua professione?

Ad un 11 anni ho affrontato un evento traumatico, che preferisco affidare solo alla prefazione del mio diario di bordo quello che contiene il nuovo album. Dico però che tra le conseguenze di quel periodo di vita rietrano episodi di bullismo e solitudine, frequentavo la prima media poi cambiai scuola. A volte ci ripenso, nella mia stanza di notte, chiedevo a Dio un modo per parlare al mondo, poichè nessuno parlava con me, e lui mi ha donato la musica, un linguaggio universale. Credo che sia stato lì in quel preciso punto della mia storia che proprio come cose che si illuminano sotto un riflettore all’improvviso in un’opera teatrale, arriva il pianoforte, e mi salva. Lo vidi a casa di mia zia, che dirigeva un coro. Suonavo di cuore in sordina, senza mai aver studiato, e quando incontrai il mio primo maestro, capii che quelle cose che per me erano soltanto parole che non riuscivo a dire a nessuno, erano composizioni. Ero circondata ed immersa nell’oscurità, ma avevo fede nella luce. Prima tanto buio e poi la luce. La mia è una storia piena di luce.

Come prendono vita le tue canzoni?

Io compongo e divento libera. Scrivo attraversando tutte le vite e tutte le emozioni che un essere umano possa vivere e quando so di aver fatto un buon lavoro, quella canzone, mi mette in difficoltà.

Varie sono le sperimentazioni sonore che hanno contribuito alla realizzazione del nuovo progetto discografico ma qual è il genere a te più affine?

Liquid e chill dubstep.

Quali sono gli artisti che hanno maggiormente influito sulla tua personalità?

Non artisti, ma la musica…! Con una citazione di Vasile Ghica dico che “La musica può fare di un’anima devastata una Cattedrale”.

Se dovessi trarre un bilancio, dagli esordi ad oggi, quali sono le tappe essenziali del tuo percorso?

Sarei potuta rimanere un marinaio di vedetta con gli occhi trasognanti verso l’orizzonte per tutta la vita, ma la verità è che i 10 anni trascorsi sfiorando i confini del mondo mi hanno trasformata in un corsaro, e capitano del mio destino. Soffro molto quando mi chiedono la mia biografia, perché quando raggiungo una meta importante, continuo a guardare avanti. Io mi lascio attraversare dalla musica, sono un suo tramite, sono un traduttore della musica verso il mondo, e quando penso che a furia di ripetere le cose queste perdono valore, allora non le dico più, perché credo ciecamente in ciò che dico, la mia musica è metafora di un’ umanità intesa come scopo e non come mezzo .. io cerco di vivere sempre dietro la mia musica e la musica avanti, attenta a non diventare un prodotto ma rimanere libera. La mia biografia è qui www.veronicavitale.net con tutte le note importanti, perché nel mentre tu leggi, io scrivo un’altra canzone.

La competizione più impegnativa affrontata?

Essere accettata nelle neighbourhoods afro-americane in Ohio.

Cosa desideri che arrivi di te alla gente?

Una persona perbene, pulita, onesta. L’idea di un’Artista che si è fatta da sola, che ha prodotto la propria fortuna, e che ha costruito tutte le sue possibilità mano per la mano con Dio, senza compromessi, senza ricatti, senza scorciatoie. Valutata come un’opera d’arte in continuo movimento, un cittadino del mondo, ed infine un guerriero che lotta per liberarsi, un guerriero della luce come quello descritto da Paulo Coehlo, quello che forse “quella luce non sembra nemmeno tanta, ma è abbastanza per sconfiggere l’oscurità”.

Il tuo parere sull’attuale panorama musicale italiano…

In Italia c’è un incontro mancato, oltre al fatto che si nega il cambiamento e la trasformazione. Si lamentano di questa nuova generazione di artisti descrivendola come arrogante. Poi incontri loro, negli studi, ultra 70enni, grandi storie alle spalle ma pur sempre sarcastici e privi di educazione, strafottenti e incapaci di ascoltare senza sarcasmo e capisci che è proprio questo che ha rovinato la musica italiana. Sono stanca di dover sopportare lo schianto di loro, lente locomotive bloccate nel vapore con questa generazione di treni troppo ad alta velocità che deraglia. Bisogna incontrarsi! Perché c’è qualcosa da proteggere urgentemente, e questa è la musica italiana. La musica non è dei pochi, ma è di tutti. Se nessuno semina, non ci si può lamentare del raccolto.

Progetti futuri?

Inside the Outsider esce in tre formati, un libro o meglio, il mio diario di bordo che contiene il nuovo disco, ed il docufilm ad episodi in 5K e 6K una vera piattaforma di incontro disponibile su YouTube dove oltre a raccontare la mia storia raccolgo anche quella di tanti altri personaggi dello spettacolo, produttori, tecnici e personalità del panorama culturale che partendo da zero sono riusciti a realizzare il proprio sogno, ed ora dicono a tutti come.

Ph Ligia Cuevas Johnson

Redazione LU Magazine

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