50 giorni di parole. Intanto, gli sfollati di Genova attendono

Meglio sarebbe che certi uomini di Potere tacessero e agissero secondo coscienza. Ma questo film non lo danno da nessuna parte e quindi non lo vedremo mai. Dal 14 agosto scorso, giorno in cui è crollato il ponte Morandi di Genova, ne abbiamo sentite di tutti i colori. Le infinite promesse di velocizzare la macchina burocratica e fare fronte prima possibile ai bisogni degli sfollati, si sono triplicate con la velocità della luce. Ma là, in quel tratto del torrente Polcevera dove il ponte Morandi si è sbriciolato facendo morire 43 innocenti che sono stati coinvolti da un tragico destino, le case sono state sgombrate perché ritenute ad alto rischio sicurezza. Così dichiarava il viceministro Edoardo Rixi il 25 agosto scorso: “Per i primi di settembre, direi entro la prima settimana, potremmo iniziare la demolizione del Ponte Morandi”.
A lui ha fatto eco il presidente della Regione Liguria Giovanni Toti:”L’importante è non impantanarsi nella classica burocrazia italiana, nell’emergenza tutto funziona e poi tutto resta fermo per anni”. Giuseppe Conte, Presidente del Consiglio, il giorno di ferragosto:”Nomineremo un commissario ad hoc, il governo è con Genova e i genovesi”. 22 agosto 2018, Danilo Toninelli, ministro per le infrastrutture:”In questo momento siamo più concentrati a stare agli sfollati, piuttosto che pensare a questioni di azionisti o titoli in Borsa”. Matteo Salvini, Vicepremier il 21 settembre 2018:”Il governo ha fatto tutto il possibile, sperando che altri non rallentino, che ne so , Autostrade, cavilli, ricorsi”.
Ma ad oggi nulla è cambiato, se non la nomina di un Commissario Straordinario. Chi è? Marco Bucci, sindaco di Genova che ha dichiarato (almeno lui) di non volere i 200 mila euro spettanti, per rispetto ai morti e agli sfollati della città ligure. Genova, città da sempre ferita e martoriata da mille problemi logistici, ora più che mai si sente sola a dover combattere per una ripresa che si preannuncia assai lenta, così com’è lenta la macchina burocratica di questo nostro Paese che si dimostra agile e attento negli aiuti immediati (grazie al volontariato), ma che poi si perde tra ripicche politiche e populistiche promesse. Ma gli sfollati attendono che si dia loro una casa che avevano già acquistato con i guadagni di una vita e che in quell’infausto 14 agosto, in una mattinata d’inferno, hanno dovuto abbandonare per problemi dovuti alla mancanza di sicurezza. Adesso ci vogliono i fatti. Basta parole. Genova attende il suo ponte, ma soprattutto attende che venga messa in primo piano la dignità delle persone, dei cittadini sfollati dalle proprie case, dai propri ricordi lasciati tra le stanze, in quegli angoli che ti davano sicurezza, protezione. Ma quei palazzi costruiti proprio sotto il Ponte Morandi, sicurezza non l’hanno mai data, non l’hanno mai promessa neanche prima che si sbriciolasse quella struttura ormai obsoleta. E adesso? Si vada avanti senza più perdite di tempo!

Salvino Cavallaro

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