La giornalista Laura Avalle illustra il suo ultimo libro “Vita io ti aspetto”

Laura Avalle è giornalista, direttore di importanti testate nazionali e scrittrice. Tra le sue pubblicazioni il fortunato romanzo “Le altre me” (2015), edito da La Lepre edizioni, grazie al quale ha conosciuto Davide: l’uomo che in breve tempo è diventato prima suo marito e poi il padre di sua figlia Deva, a cui è dedicato il suo nuovo libro “Vita io ti aspetto”.

1) Laura, come ti sei avvicinata al giornalismo ed alla scrittura?

«E’ stata la passione a guidarmi e poi tanta, tanta gavetta che continua ancora adesso, perché non si finisce mai di imparare».

2) Credi che il lavoro da giornalista possa essere una buona fonte di ispirazione per la stesura dei manoscritti?

«Certamente è una buona scuola per chi, come me, scrive da sempre».

3) Parlando de “Le Altre Me” cara Laura, ti va di dirci in due parole com’è avvenuto l’incontro con l’uomo della tua vita e del tema contenuto nell’opera?

«Ho conosciuto mio marito in seguito alla pubblicazione del mio romanzo “Le altre me” (La Lepre Edizioni, 2015). Lui l’ha letto e mi ha contattata per propormi una presentazione nella città di Fossano, dove è sindaco. Non c’eravamo mai visti prima, benché io sia originaria di Cervere, comune a pochi chilometri di distanza. E quando ci siamo incontrati… beh, è scattato un colpo di fulmine così potente da portarci, in meno di un anno, all’altare in tre, visto che Deva era già nella mia pancia. Sembra un film, ma è tutto vero. Quando poi mi ha rivelato di essersi innamorato di me prima ancora di conoscermi, attraverso la mia scrittura e le emozioni che gli ha trasmesso, è stata la conferma che il nostro amore era destino. Da qui l’idea di questo altro libro, una sorta di lettera a nostra figlia in procinto di nascere. Mi sembrava la chiusa perfetta del cerchio visto che, metaforicamente parlando, la nostra piccola Deva è nata grazie a un libro e un libro che adesso parlasse di lei e di questa vita che l’attende era pressoché dovuto».

4) Chi è il tuo autore preferito e maggiore modello ispiratore?

«Leggo di tutto: autori italiani, stranieri, narrativa, noir, saggi. Traggo ispirazione da tutti e in ogni dove. E poi ci sono le serate letterarie milanesi tenute da Andrea G. Pinketts e Andrea Carlo Cappi che seguo da anni e che sono un concentrato multivitaminico di stimoli continui e sempre nuovi».

5) Da cosa nasce l’ispirazione per “Vita io ti aspetto”?
«E’ nata quanto ho visto comparire la scritta “incinta” sul test di gravidanza. Aspettare una vita ti cambia la vita nel momento stesso in cui ne vieni a conoscenza».

6) Parlacene pure po’ a ruota libera…

«Vita io ti aspetto è una storia che parte dal mio vissuto personale ma che poi, come si intuisce anche dal suo sottotitolo: l’amore raccontato a una bambina che sta per nascere, allarga il suo orizzonte e abbraccia le storie di vita di tutti noi, obbligandoci a interrogarci su alcuni temi importanti come la violenza sulle donne, il diritto alla parità e all’uguaglianza tra i sessi, la famiglia, la malattia e la disabilità».

7) Il tuo genere prediletto in assoluto?
«Le storie vere, nei libri come al cinema. Perché a volte la realtà supera di gran lunga qualunque tipo di fantasia».

8) Hai qualche nuova opera in progetto?
«Mi piacerebbe scrivere un secondo libro di poesie. La mia prima raccolta di versi “Gli ultrasuoni del cuore” (GDS Edizioni, 2011) è andata piuttosto bene. E poi sono sempre stata innamorata di questa forma d’arte: condensare in poche righe emozioni e sensazioni che, da sole, valgono una vita, significa proteggerle dallo scorrere del tempo e dal conseguente deteriorarsi».

Damiano Conchieri

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