3 Generations – Una famiglia quasi perfetta

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Ray/Ramona è una ragazza adolescente che sente il desiderio di diventare un ragazzo. Vive con la madre single Maggie al piano superiore della casa in cui vivono la nonna lesbica Dolly e la sua compagna Frances.
Ray vuole operarsi al più presto, ed inizia felice ad assumere gli ormoni della terapia transgender. L’unica cosa che manca è la firma della madre sul foglio che le darebbe il consenso legale al cambiamento di sesso. Ma la firma dell’apertissima madre tarda ad arrivare: ci sono sempre degli impedimenti di mezzo, e quando questi non bastano più, Maggie tira fuori dal cilindro addirittura l’odiato ex marito Craig che non vede da anni. Nel frattempo, la nonna non si dà pace per un’operazione che ritiene inutile (dato che basterebbe essere lesbica per risolvere la questione). Tutte e tre le donne si ritrovano a dover fare i conti con la propria identità per comprendere la trasformazione di Ray, che si rivela la più saggia e coraggiosa di tutte, o per meglio dire il più saggio e il più coraggioso di tutte. Perchè Ray si sente sigillato in un corpo che non lo rappresenta fin dalla tenera età di quattro anni, è come un animale in gabbia vittima del conformismo anticonformista della sua famiglia. Il film racconta con gusto e delicatezza il disagio esistenziale di un adolescente che vuole diventare se stesso contro i pregiudizi degli altri, in un confrontro a tre generazioni segnato da un sentimentalismo genuino e moderno.

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Elle Falling, nel ruolo di Ray, è convincente nella parte del ragazzo che cerca di affermare la propria identità, con le sue pulsioni virili e la sua volitiva mascolinità. È autentica, fresca, irrequieta. Naomi Watts interpreta una donna piena di insicurezze e debolezze, che nel percorso di trasformazione della figlia sarà costretta a fare i conti con se stessa e il proprio passato, trovando conferme come donna e come madre. Susan Sarandon è deliziosa: la sua Dolly è spontanea, concreta, divertente e persino moralista. In 3 Generation ogni personaggio è ben strutturato, a prescindere da quanta parte ha nel racconto, la sceneggiatura è generosa con ciascuno. Il film, di cui preferiamo il titolo originale Abaut Ray è una commedia garbata e intelligente che riesce a raccontare un tema delicato e non molto politicamente corretto senza cadere in facili risvolti macchiettistici.

 

 

Rossella Capasso

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