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Category: Salotto VIP

Christian Gravina: “Ho sempre provato un grande amore per la musica in ogni sua forma”

Christian Gravina, artista di origine messinese dalla voce imponente e valido musicista, vanta una notevole carriera iniziata nel 1994. Dopo una serie di collaborazioni e successi personali, nel 2002 entra a far parte del cast di “Notre Dame de Paris”, il musical di Riccardo Cocciante, dove riveste il ruolo del cattivissimo arcidiacono Frollo. Successivamente prende parte ad altri spettacoli di successo, intraprende l’attività di insegnante di canto lirico e si dedica a nuovi progetti artistici. Nell’estate 2018 fonda insieme ad Alfredo Restuccia, Adolfo Crisafulli e Placido Pinizzotto, il gruppo “Salt Peanuts”, proponendo uno show di cover anni ’60, ’70, ’80 e brani swing.
L’artista ripercorre il proprio percorso professionale e svela i progetti ”in cantiere” nella seguente intervista.

Christian, come ti sei avvicinato alla musica e quando hai intuito che poteva diventare la tua professione?

Devo dire che ho sempre provato un grande amore per la musica in ogni sua forma; dal canto alle melodie, al ritmo: qualsiasi cosa appartenesse al mondo artistico e musicale sin da bambino mi appassionava e mi travolgeva. A 7 anni ho cominciato a studiare pianoforte pensando che quella sarebbe stata la mia strada; nel frattempo mi dilettavo anche a cantare e strimpellare la chitarra con gli amici, ma non avevo ancora scoperto il canto nel vero senso della parola.
Dopo qualche anno, mentre studiavo pazientemente il piano, cominciai però a dubitare che sarebbe stata quella la mia strada e mi accorsi di essere sempre più incuriosito e attratto da quello strano e meraviglioso mondo delle canzoni, che con poche parole e una breve melodia riuscivano a farmi sentire felice. Così, a 18 anni, presi la decisione di mollare il pianoforte e iniziai a studiare in modo preciso e sistematico la disciplina che alla fine si rivelò essere la mia vera vocazione: il canto, sotto la guida del maestro Bevacqua, a Messina. Fu già da allora, da quando accennai al mio maestro qualche nota per capire da dove cominciare, che sentii che cantare sarebbe stato il mio destino.

Cos’è, per te, la lirica?

Beh, la lirica è certamente una parte importantissima della mia vita. All’inizio pensavo addirittura di rivolgermi unicamente a quel tipo di carriera, in vista anche del fatto che negli anni avevo vinto diversi concorsi lirici, tra cui il Premio Di Stefano, che ha carattere internazionale. Nonostante poi abbia virato decisamente verso altri generi, la lirica resta comunque e sempre una delle mie passioni più profonde, che a dire il vero non ho proprio abbandonato, perché di tanto in tanto mi concedo qualche concerto in giro per l’Italia; anzi a dirla tutta proprio il 21 ottobre a Milazzo, in occasione dell’anniversario della fondazione di una associazione benefica del luogo che garantisce assistenza medica gratuita ai più disagiati (lo studio medico Jeshua), mi esibirò in un repertorio lirico, sperando di raccogliere più gente possibile che si avvicini alla realtà che queste meravigliose persone stano portando avanti con dedizione e tanto amore.

Nel 2002 sei entrato a far parte del cast di “Notre Dame de Paris”, lo spettacolo di Riccardo Cocciante, rivestendo con successo il ruolo del cattivissimo arcidiacono Frollo. Quali sono le emozioni provate nell’essere tra i protagonisti del musical dei record?

Non si può raccontare a voce l’emozione che si prova ad interpretare un personaggio così complesso come Frollo e non si può neanche riassumere in poche parole. Frollo ha una parte in luce ed una in ombra, ed entrambe lottano rendendolo un personaggio conflittuale e cattivo quasi per necessità. La meschinità lo rode dal di dentro, ma nonostante ciò si insinua in lui l’amore. Frollo brama Esmeralda in un delirio di possesso che in realtà è lontanissimo dal puro sentimento, anche se non se ne rende pienamente conto, perché l’amore è il suo limite. Entrare a far parte di un cast come quello di Notre Dame de Paris è stato meraviglioso e difficile, perché inevitabilmente lavorare con grandi artisti del calibro di Riccardo Cocciante o di Giò Di Tonno ti mette alla prova con te stesso e devi vincere i tuoi demoni perché se non lo fai non ce la fai… Io ce l’ho fatta, ma ho lavorato tanto e con tanta passione e dedizione. Tra l’altro entrare in contatto con quel mondo dorato è stato una casualità, in quanto dopo aver vinto diversi concorsi lirici, come dicevo prima, ero convinto che la mia strada fosse quella. Di tanto in tanto avevo fatto dei provini per dei musical ma senza convinzione e anche a quello per Notre Dame mi ero iscritto un po’ per gioco, solo perché il casting si svolgeva a Messina ed io in quel periodo ero tornato a casa. Non mi sarei mai aspettato che immediatamente dopo la mia esibizione il regista mi chiamasse in disparte per dirmi di tenermi pronto che entro un paio di giorni mi avrebbero contattato per definire l’ingaggio. Alla fine dei conti ed a tanti anni da quel lontano 2002, posso dire che Notre Dame mi ha fatto crescere enormemente sia dal punto di vista umano che professionale.

Pensando alla tua illustre carriera, qual è stata la competizione più impegnativa affrontata?

Beh, tanti lavori difficili e tante competizioni impegnative, ma certamente tra quelle più impegnative e più emotivamente toccanti ricordo il debutto con Notre Dame all’Arena di Verona e poi a San Siro, la prima volta in cui un musical veniva presentato in uno stadio davanti a 22.000 persone… Una sensazione irripetibile.

Se dovessi trarre un bilancio, quali sono le tappe essenziali del tuo percorso?

La prima tappa fondamentale è stata certamente l’esperienza da corista maturata col musical Jesus Christ Superstar di Massimo Romeo Piparo, anche se lì ero davvero giovanissimo. Una pietra miliare nella mia carriera è stato certamente il musical Notre Dame de Paris. Entrambe queste due esperienze mi hanno formato e portato a interpretare al meglio ruoli importanti e impegnativi come Frà Cristoforo e il Cardinale Borromeo nei “Promessi Sposi” opera moderna di Michele Guardì o come Ponzio Pilato nel Jesus Christ messo in scena dalla Compagnia della Croce del sud per la regia di Steve Balsamo, Brunella Platania e Luca Calzolaro. Devo comunque dire che considero una tappa importante per la mia carriera ogni cosa che ho fatto, dalla più piccola particina negli anni della prima giovinezza ai lavori importanti affrontati da grande, perché ogni esperienza è stata un mattoncino che mi ha tirato su così come sono adesso nel bene e nel male.

Nelle varie performance dal vivo, hai dimostrando di avere una voce che si adatta magistralmente a vari stili musicali. Qual è il genere a te più affine?

La mia voce ha un timbro molto duttile (sono un baritono), dunque riesco ad adattarmi molto bene alla lirica ma anche alla musica pop o alle canzoni prettamente da musical, ma il genere che sento più mio e vicino alle mie corde è di certo lo swing. Le canzoni di Frank Sinatra, che amo moltissimo, o di Michael Bublè, per avvicinarci ai nostri tempi, sono quelle che canto in modo del tutto naturale divertendomi come un matto.

A fine 2009 hai inaugurato a Messina la scuola di canto G.M.A. (Gravina Music Academy). Quale consiglio senti di rivolgere ai giovani talenti che sognano di avere successo nel settore musicale?

Premettendo che il mondo della musica e del teatro è un mondo molto difficile da raggiungere e successivamente da vivere, nel quale la competizione è spietata, consiglio a tutti quei giovani che amano l’arte e la musica in particolare, di essere sempre umili e di studiare, studiare e ancora studiare. Anche in questo campo, come credo fondamentalmente in tutti i campi, vengono infatti premiate la costanza, la perseveranza e la determinazione; senza studiare in modo serio e concreto non si potrà mai eccellere. Basti pensare che, nonostante io canti a certi livelli e da tantissimi anni ormai, continuo comunque a studiare, perché nella vita ci sono sempre modo e tempo per migliorare.

Il tuo parere sull’ attuale panorama musicale italiano…

C’è una parte della musica italiana che amo molto, ma si tratta di canzoni che forse i giovani d’oggi neanche conoscono: parlo per esempio delle canzoni di Modugno, o di Paolo Conte. Oggi la musica italiana è cambiata; ci sono certamente delle voci bellissime e altre non ancora mature ma molto interessanti, ma quel che manca è il quid pluris che la musica inglese e americana hanno. Dovremmo lavorare un po’ in quella direzione per crescere. Certo, c’è da dire che la tradizione musicale di questi paesi è ben diversa dalla nostra, ma confrontarsi con altre culture e perché no, imparare qualcosa nella quale ancora non eccelliamo, può sempre essere utile.

Sei attualmente impegnato in una serie di spettacoli musicali; com’è strutturato il tuo show?

In realtà si tratta di 3 spettacoli diversi che col mio gruppo “I Salt Peanuts” stiamo portando in giro. Quello col quale abbiamo girato nei locali più importanti della nostra città e della provincia quest’estate è uno spettacolo musicale in cui proponiamo delle cover degli anni ’60, ’70 e ’80. La band è composta da me ovviamente alla voce e da Alfredo Restuccia al sax, Adolfo Crisafulli alla chitarra-basso e Placido Pinizzotto alla batteria. I ragazzi sono tutti musicisti storici del panorama messinese e non solo, che suonano da tantissimi anni insieme, con i quali abbiamo instaurato un bellissimo rapporto di amicizia oltreché di collaborazione.
A ottobre porteremo a teatro a Messina un “Omaggio a Sinatra”, nel quale reinterpreteremo i suoi brani sulla base di un progetto che abbiamo in cantiere da un po’ e che vuole riarrangiare certa musica orchestrale sulle sonorità espresse da un quintetto. Infatti per questo spettacolo si unirà a noi Gianluca Coppo, un bassista messinese molto conosciuto negli ambienti musicali, e che abbiamo fortemente voluto proprio per la sua profonda conoscenza dello strumento e per la sua grande professionalità.
A febbraio saremo ancora al teatro per un altro spettacolo, che prevederà l’addentrarci nei sound dagli anni 60 agli anni 80 attraverso un percorso diviso tra tre gruppi più rappresentativi di cui interpreteremo le cover, il tutto condito da una serie di interventi narrati in cui si snoccioleranno aneddoti e storia dei gruppi protagonisti della serata.

Progetti futuri?

Certamente. Intanto stiamo lavorando concretamente per portare questi tre spettacoli in giro per i teatri siciliani e italiani. Da un paio d’anni, inoltre, ho deciso di tornare a lavorare a Messina perché credo fermamente che giunti ad un certo livello nella propria carriera sia giusto guardare indietro, alle proprie origini, e condividere il proprio bagaglio di esperienza con chi si appropinqua ad entrare in questo mondo. E’ stato proprio in quest’ottica che nel 2009 ho aperto la mia accademia musicale. E’ pur vero che da allora in poi sono stato impegnato diverse volte in tournée  e stage formativi in giro per l’Italia, ma non ho mai trascurato i miei allievi che saranno coloro che nel futuro faranno musica. Mi piacerebbe compatibilmente con i miei impegni sul palco, creare una generazione di artisti messinesi che possa calcare le scene in un futuro spero prossimo.
Da qualche tempo, insieme alla mia manager Marcella Mancuso cullando l’idea di mettere in scena un musical che ho scritto e speriamo presto veda luce; abbiamo in cantiere anche l’idea di lavorare a delle canzoni nuove, e per questo motivo stiamo cercando dei parolieri che collaborino al nostro progetto. Abbiamo già incontrato qualcuno ma non siamo giunti ancora a nulla perché riteniamo di dover trovare qualcuno che sappia davvero scrivere delle parole che si sposino non con la mia voce ma con la mia anima. Come ultimo progetto di quest’anno stiamo lavorando per una serie di concerti dei ragazzi della mia accademia che si terranno tra dicembre e giugno, ed infine a dire il vero qualcos’altro potrebbe bollire in pentola non proprio a brevissimo, ma per scaramanzia non dirò nulla.

 

 

 

Redazione LU Magazine

Luca Napolitano: “Oggi sono un cantautore e un musicista consapevole”

Luca Napolitano

Luca Napolitano, cantautore e polistrumentista, sta per tornare sulla scena musicale con un lavoro discografico sorprendente. Conclusa con successo l’esperienza “live” a Casa Sanremo 2017, l’artista si sta totalmente dedicando alla lavorazione del suo quinto album in studio, che sarà lo specchio di una maturità artistica e personale acquisita con l’apprendimento, l’esperienza, e la passione di chi ama la propria professione.

Luca, sei stato recentemente ospite a Casa Sanremo, come hai vissuto questa bella esperienza?

L’esperienza sanremese è sempre un’opportunità ed una vetrina importante. Sono stato felice di essere tra gli artisti ospiti di Casa Sanremo, che in questo 2017 ha compiuto dieci anni. Con piacere ed orgoglio sono tornato nella città ligure proponendo alla platea del Palafiori un medley caratterizzato dai miei brani ed un personale omaggio a Luigi Tenco. Inoltre, è stata l’ occasione per incontrare colleghi, musicisti, giornalisti, produttori.

Il tuo ultimo singolo “Ci Whatsappiamo” è un brano che ha sapore di modernità e racconta di come sono cambiati i rapporti con l’avvento dei social e delle app nella società odierna. Come mai hai scelto di trattare questa tematica?

“Ci Whatsappiamo” affronta le tematiche dei social, ma non solo, diciamo che ne dà una lettura profonda. Snocciola quelli che sono i punti salienti delle realtà virtuali, i suoi incastri psicologici, la sua visione superficiale delle cose e delle persone ed allo stesso tempo evidenzia la sua potenzialità se usata bene. Ho scelto questa tematica dopo un’ attenta osservazione della realtà ed essendo un social attivo, sia nella vita privata che in quella artistica, ho voluto raccontare in una canzone i pericoli e le opportunità che offrono i social network.

Cantare è…?

Donare me stesso, tutto ciò che sono, tutto ciò che ho. Significa passione , lotta e perfezione.

Quanto ha influito sulla tua carriera il format “Amici” di Maria De Filippi?

“Amici” è stata una vetrina/palestra importante. Il talent mi ha reso noto al grande pubblico segnando il mio percorso artistico che si è evoluto negli anni. Anni di lavoro durante i quali mi sono messo alla prova: ho imparato ad ascoltarmi, a riscoprire nuovi lati della mia personalità. Ho coltivato il dono della scrittura, diventando autore di tutti i miei brani.

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A quale dei tuoi album ti senti più legato?

Con il primo album ho un legame inscindibile perchè rappresenta la prima vera realizzazione. Sono molto legato al primo singolo “Forse Forse” ed anche a Maria De Filippi che lo ha considerato giusto per le mie corde. Il primo EP mi ha consacrato nel firmamento della musica italiana ed è il disco che ha creato un legame forte tra me e il mio pubblico.

Sei testimonial nel sociale, quanto è importante per un cantante usare la sua fama a scopi benefici?

Credo che noi artisti abbiamo il dovere di donare agli altri ciò che noi riceviamo ogni giorno, con la nostra arte, mettendo la musica e la nostra vita anche al servizio del prossimo e di chi ha bisogno di noi.

Chi è Luca Napolitano oggi?

Un cantautore e un musicista consapevole.

Progetti imminenti?

Attualmente sono impegnato con la realizzazione del nuovo album. Nel progetto troverete tante sfumature e lati inediti della mia persona; un uomo maturo, critico e realista, che vuole più fuoco nella propria vita.

 

 

Anna Lamonaca

Da calciatore a modello, la storia di Andrea Zelletta: “Sfilo per Armani e sogno di viaggiare”

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Mollo tutto e faccio il modello. O meglio, non è andata proprio così, ma quasi. Il protagonista della seguente intervista è Andrea Zelletta, ventitreenne di Taranto.
Un passato da calciatore. Il sogno che ogni bambino coltiva sin da piccolo, ma che non sempre si riesce a realizzare del tutto. Ma la vera partita vinta è quella di chi riesce a ricominciare e scrivere un nuovo capitolo della propria vita. Lo ha fatto il giovane pugliese: dai campi della Serie D alle passerelle nobili milanesi, quelle piene di fotografi. Il suo futuro lo sta continuando a scrivere.
Adesso Andrea vive a Milano, lavora per una delle agenzie più importanti di moda e le ultime sfilate sono state per Armani, e nei suoi occhi c’è tutta la soddisfazione di chi ha saputo andare avanti e cambiare vita.

Nasci come calciatore, poi diventi modello…

Come tutti i bambini ho iniziato a giocare a calcio sin da piccolo. Ho iniziato nel Taranto per poi spostarmi nel settore giovanile del Lecce fino ad arrivare a calcare i campi della Serie D e Lega Pro. Le presenze a livello professionistico non sono mancate, ho vestito le maglie di Noto, Acireale e Vigor Lamezia.

E poi?

E’ finito tutto per un po’ di sfortuna…

Cosa è successo?

Ho avuto due infortuni gravi, giocando molto poco. Il Lecce poi non mi ha rinnovato il contratto proprio ed è qui che è arrivata la mia decisione di chiudere la carriera, il calcio non era più quello che sognavo da piccolo. Le società offrivano meno di quello che valevo.

Chiuso un capitolo se ne apre un altro…

Si, ma è stato un cambio inaspettato…

Cioè?

In realtà io ero a Milano per diventare un personal trainer, tutto qua, l’avventura da modello è capitata per caso. I miei amici mi hanno consigliato fortemente questa strada. L’ho provata, piano piano ho avuto dei risultati importanti che hanno cambiato la mia vita.

La soddisfazione si legge nei tuoi occhi…

Il mio sogno da bambino era di fare il calciatore, ma in questo momento sono felice di quello che faccio.

Campo di calcio e passerella, forme diverse, ma stesse difficoltà…

Si, sono due mondi molto difficili. Possono darti tanto, ma fare anche tanto male. Devo dire che la moda mi ha tolto tante soddisfazioni.

Quando hai capito che c’è stata la svolta?

Non è arrivata subito, voglio precisarlo: all’inizio non è stato per niente facile. Ma ho capito che la strada presa era quella giusta quando il lavoro è iniziato ad aumentare, così come le richieste dei brand nei miei confronti.

L’esperienza ad oggi più bella?

Le sfilate per Armani, ultimamente le ho fatte tutte. E’ bellissimo poter lavorare con una delle persone più importanti al mondo e indossare i suoi capi.

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Non sei solo in questa avventura, però…

No, c’è anche un mio amico, Luigi Castaldo, che continua a giocare a calcio, ma al tempo stesso fa quello che faccio io, ma in estate. Lui affronta al tempo stesso i due mondi.

Il tuo “club” attuale e che ti ha dato fiducia?

La squadra (scherza ndr.) è l’agenzia Indipendent, una delle migliori agenzie di Milano.

Com’è nato questo rapporto lavorativo?

Non appena ho saputo che ero idoneo ai loro standard. Per me è stato un onore iniziare con un’agenzia importante, sono molto contento della strada presa con loro. Non è stato facile, ma alla fine è una bella sensazione iniziare con chi nel settore è forte e consolidato. Li sto ringraziando della scelta fatta dando il meglio di me.

Quali sono i tuoi progetti futuri?

Sto imparando le lingue straniere, voglio viaggiare tanto.

Le mete sono da definire?

Non tutte. Mi piacerebbe tanto New York e Madrid, due città che vorrei visitare fortemente.

 

 

 

Christian Schipani