Salvino Cavallaro: “I miei ricordi di inviato al Festival di Sanremo”

E’ stato uno piccolo spaccato del mio percorso giornalistico che ricordo con piacere, per le esperienze professionali che mi hanno arricchito sotto il profilo umano. E poi quanta premura nel trasmettere in tempo reale le varie notizie che si inseguivano in maniera vertiginosa. Mai un momento di respiro, mai un attimo di riposo, perché alle varie conferenze stampa quotidiane si moltiplicavano anche le interviste ai cantanti e alle loro canzoni. Di delta e omicron che oggi creano pandemia e sofferenza in tutto il mondo, non c’era neppure il più pallido pensiero. Sì, perché i giorni e le notti scorrevano tra le mille note, le attese, le curiosità di una città di Sanremo presa d’assalto dalla folla di persone che si accalcava davanti al Teatro Ariston per assistere alla passerella dei cantanti sul red carpet. In quei giorni Sanremo indossa il vestito della festa, si inonda di canzoni, di melodie, di nostalgie e forse anche di spensieratezza che si avverte per le strade, nei bar, nei ristoranti, negli angoli più caratteristici della città ligure della provincia di Imperia che con il suo mare è la cartolina speciale, prospera di benessere fisico e mentale. I fiori, poi, sono la cornice ideale per questo luogo dove il clima invoglia sempre a vivere in modo ideale. Chi come me ha vissuto l’esperienza professionale al seguito del Festival di Sanremo, sa quanta passione, quanto stress ma anche quanta emozione si vive in quei giorni. Una lunghissima settimana fatta di continue conferenze stampa, di incontri con i cantanti, gli artisti e tanti componenti dello spettacolo che non ti danno tempo di finire un articolo che è già ora di scriverne un altro. Si comincia in mattinata per finire a notte inoltrata. Arriva l’alba, poi il tramonto, e quando le luci della notte fanno capolino per le strade della città dei fiori, tu sei sempre lì dentro, in quella sala stampa a scrivere per riportare gli sviluppi, gli umori, le critiche, i pettegolezzi e tutto ciò che succede dal martedì a quel sabato notte in cui si conoscerà finalmente la canzone vincitrice. Ma quest’anno non ci sarò in quella sala stampa a vivere le tante emozioni vissute in passato, tuttavia, seguirò ugualmente il festival che quest’anno si presenterà con il numero 72 e tanti punti di interesse. E’ il costume e la cultura di un’Italia della canzone nazional popolare che fa del suo evento annuale l’orgoglio da trasmettere in tutto il mondo. Sono pensieri che non solo io, ma anche tanti altri colleghi hanno avvertito nell’aria in quella Sala Stampa Lucio Dalla del Palafiori carica di scrivanie e computer, ma anche di varie radio al seguito da ogni parte d’Italia. Ed è stato proprio questo che ricordo sempre con simpatia, e cioè quel senso di scambiarsi le opinioni, i pensieri su questo o quel cantante che potrà alla fine vincere il festival, dando un’impronta di qualità musicale e di testo che potesse fare la differenza. Ricordo la mia conoscenza con Elisa D’Ospina al seguito di Rai2, che seduta accanto alla mia postazione con il marito Andrea Alessandrini Gentili, ancora non pensava potesse diventare la modella curvy ed influencer che oggi è conosciuta in tutta Italia. E poi, nell’anno successivo, un altro bell’incontro ho avuto con Nunzia Napolitano, direttore responsabile della rivista “Lu Magazine”, un contenitore di cultura musicale e di tanto altro capace di soddisfare la curiosità di qualsiasi età. Personaggi con i quali riservo una grande amicizia che si è poi rinsaldata negli anni, nonostante viviamo in città diverse ma con il piacere di sentirsi di tanto in tanto. E’ la bellezza di incontrarsi per caso e di conoscere lati umani cominciati attraverso il rapporto professionale. Con loro, poi, ho anche partecipato fianco a fianco in una delle serate del festival nella bellissima platea del Teatro Ariston, proprio quando l’emozione si è fatta sentire nel tempio della musica italiana. Serate cariche di magia che ricordo con affetto e che ogni anno che passa mi riportano indietro come quel primo giorno da inviato in cui mi è stato dato l’accredito di libero accesso in sala stampa, per effettuare il mio lavoro di giornalista. E’ stato un bel periodo che auguro a chi prosegue questa esperienza, di viverla sempre con entusiasmo professionale e umano. Così, come l’ho vissuta io. Perché? Ma perché Sanremo è Sanremo”. Sempre!

 Salvino Cavallaro

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