Davide De Marinis: “Mi sono rotto”, il grido nazionalpopolare rivolto al Covid 19

Dopo il successo del singolo “Andrà tutto bene”, Davide De Marinis ha realizzato, cogliendo la provocazione di Andrea Agresti e coinvolgendo Claudio Lauretta, il brano “Mi sono rotto”, un grido liberatorio in musica rivolto al Virus che ha sconvolto l’intera umanità. Andrea Agresti, figura emblematica de Le Iene e Claudio Lauretta, attore, speaker radiofonico di Radio Deejay e imitatore, danno un contributo prezioso all’ironico brano scritto dal vulcanico cantautore. Una “valvola di sfogo nazionalpopolare”, come la definiscono gli interpreti, che evidenzia l’abilità di De Marinis di raccontare sensazioni comuni creando empatia con il pubblico al primo ascolto.

Davide, ancora una volta hai messo in risalto il tuo talento di autore e musicista camaleontico cimentandoti nella scrittura di un inno corale, racconta la genesi del nuovo singolo “Mi sono rotto”…

Tutto nasce dal singolo “Andrà tutto bene” realizzato nel pieno della pandemia insieme a 70 artisti tra cui Andrea Agresti e Claudio Lauretta con cui si è rafforzata l’amicizia. Qualche mese fa Andrea mi ha chiamato dicendomi di scrivere il lato b della storia “Mi sono rotto i …”. L’ho trovata una proposta “indecente” perché abituato a realizzare brani educati e mi sono immaginato a cantare una roba così ed ho cominciato a ridere. Visto che ultimamente mi son trasformato in cantautore di clausura e sto scrivendo tanto, ho colto la palla al balzo. In un paio di ore ho scritto la canzone; l’ho inviata ad Andrea a cui è piaciuta tantissimo ed è nata l’idea di coinvolgere Claudio che la cantasse alla Renato Pozzetto. Ho chiamato Claudio ed abbiamo creato il trio. Si è creata una sinergia spontanea che ha sorpreso noi tre per primi. La canzone è una fotografia di ciò che stiamo vivendo citando giocosamente tutte le nuove abitudini che sono diventate parte delle nostre giornate.

La musica cura, educa, unisce. Che valore dai alla canzone?

“Mi sono rotto” è una valvola di sfogo “nazionalpopolare”. In generale il valore che attribuisco alla canzone è alto perché la comunicazione “crea”. Sono convinto che quello che ascoltiamo o che diciamo produca degli effetti. Bisogna stare attenti a ciò che si dice e anche a come lo si dice. Personalmente cerco di dare un messaggio che abbia un valore.

Qual è il brano che non può mancare nella tua playlist?

Di brani ce ne sono tanti! Lucio Dalla, Francesco De Gregori, Vasco Rossi, Lucio Battisti. A me piace il cantautorato italiano, che rappresenta le mie radici.

Come definisci il rapporto con la tua chitarra?

Un rapporto molto intimo. Da bambino la portavo a letto! Invece dell’orsacchiotto, mi addormentavo con la chitarra giocattolo tra le braccia. La chitarra è il mio strumento per eccellenza, mi aiuta molto nella fase compositiva.

In questo periodo di “fermo forzato” e di riflessione cosa ti manca maggiormente?

Mi manca un po’ di spensieratezza nei rapporti umani: abbracciare le persone care.

Oggi le logiche discografiche sono differenti rispetto al passato, cosa ne pensi di questo mutamento?

Bisogna accettare il cambiamento. Oggi funziona un tipo di musica e bisogna rispettarla, al di là del gusto, in quanto ognuno ha il diritto di esprimersi.

In che modo impegni attualmente le tue giornate e cosa deve aspettarsi il pubblico dal tuo estro creativo?

In questo periodo ho scritto tanto e continuo a farlo. Non anticipo nulla al momento per non guastare la sorpresa.

Sogni nel cassetto?

Nel corso degli anni ho realizzato vari sogni… Uno dei miei sogni, recentemente avverato, era quello di realizzare la sigla per un programma televisivo ed ho scritto la sigla di “Domenica In” per Mara Venier, “Amori della zia”. Mi piacerebbe che una mia canzone o che più canzoni fossero usate in spot pubblicitari.

Buona fortuna per tutto ciò che ti sta a cuore!

Grazie!

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