Max Deste: “Cerco di sperimentare sonorità e strutture in modo da arrivare a più persone”

Max Deste è tornato sulla scena musicale con “Dolce far niente“, una ballata electro-folk. Il nuovo brano, dall’evidente taglio poetico, conferma la volontà dello scrittore e cantautore svizzero di ampliare il proprio repertorio musicale con un sound sempre più ricercato.

Max, come è avvenuto il processo creativo del brano “Dolce far niente”?

Dopo l’uscita dell’album “Ok silenzio” (2018), che parlava di noi, cioè del bisogno collettivo di staccare la spina dalla tecnologia sempre più invasiva, al punto da distrarci in mille modi, rendendo i rapporti tra le persone sempre più superficiali e frenetici, sentivo il bisogno di coltivare questo filone, proponendo per così dire delle soluzioni, oltre al semplice silenzio “tecnologico”, incominciando dal prenderci in mano, e lavorare su noi stessi, cercando di trovare un’armonia che ci faccia stare bene, con i piedi per terra, e la mente ancorata al corpo e non più in orbita assorbita da milioni di input. Per questo motivo ho pensato ad un ideale antidoto, un po’ come in omeopatia, dove si dà una sorta di veleno per dare la possibilità di produrre delle difese. Il termine antidoto dovrebbe pertanto dare il nome al nuovo album, ogni canzone è un veleno per trasformare in positivo qualcosa che non lo è. La scorsa estate ho quindi ricominciato a comporre sia con la chitarra sia con il piano diversi brani. Ne sono venuti fuori una ventina, allo stato grezzo. Tra questi ne ho scelti una dozzina da finalizzare. Con il mio produttore (Heaven recording Studio) abbiamo deciso di pubblicare un primo singolo che era pronto in settembre dal titolo “Chiaroscuro”, canzone manifesto per questa dinamica veleno-antidoto. “Dolce far niente” era pronto in autunno e sarebbe dovuto uscire nella primavera 2020 insieme all’album. Ma il 27 dicembre ho avuto un grave incidente stradale che ha messo a rischio la funzionalità del mio braccio, e quindi è stato tutto rimandato. E ora dopo 5 mesi, avendo ripreso da qualche giorno a suonare la chitarra, ho pensato che fosse giunto il momento di pubblicare questo brano, che a suo modo si è rivelato profetico. L’uscita dell’album è quindi rimandata a questo inverno, probabilmente inizio 2021. Questo brano denunciava in modo scanzonato il mantra del fare, che appunto ci rende tutti frenetici. La soluzione era quindi riscoprire il piacere dell’ozio, della noia, come condizione indispensabile per ricaricarsi, e star bene con sé stessi. Poi davvero mi sono dovuto fermare a causa dell’incidente e in seguito anche il mondo si è fermato a causa del Coronavirus.

La decisione di pubblicare attualmente un nuovo singolo deriva dal desiderio di far ripartire la macchina produttiva dopo il blocco causato dal Coronavirus?

Sì, c’è voglia di positività di ripartire, però non esattamente come prima, ma rallentando il ritmo, sentendo il corpo, quietando la mente, così come dico in una strofa del brano.

Come definisci la tua musica?

La volontà è sempre quella di esprimere me stesso, emozioni, pensieri, visioni. E quindi cerco di sperimentare sonorità e strutture in modo da arrivare a più persone. Per questo motivo credo che l’etichetta pop sia la più rappresentativa. Dunque cerco da una parte di scrivere testi semplici ma a loro modo poetici, pertanto il più possibile meno cerebrali e più di cuore, e dall’altra di curare al meglio la dimensione strumentale, collaborando con due validi arrangiatori come Roberto Colombo e Riccardo di Filippo. È difficile fare a meno dell’elettronica, non si tratta di boicottarla, ma al contrario di accettarla e integrarla in modo equilibrato, non diventandone schiavi, e quindi dando largo spazio anche alle chitarre acustiche.

Quale parte di te vorresti che il pubblico conoscesse più a fondo?

Non lo so, quello che posso dire è che per me è importante trovare canali per trasmettere quello che provo, quello che penso. A volte una canzone è molto più potente di mille parole.

Quali sono gli aspetti della tua professione che particolarmente ti affascinano ed entusiasmano?

Scrivere canzoni mi fa star bene, così come scrivere romanzi. È un gioco terapeutico. È anche un discorso di sanità mentale. Mi ritengo uno studente a vita, ho voglia di imparare, di scoprire, e al tempo stesso di condividere la mia visione del presente.

Esiste un momento chiave nella tua carriera senza il quale non saresti l’artista di oggi?

L’esperienza della pratica della meditazione, iniziata tanti anni fa. Essere creativi significa per me condividere tutto ciò di cui divento consapevole meditando giornalmente.

Quali sono i generi e gli artisti che hanno influito nella costruzione della tua formazione musicale?

Sono tanti, e diversi per ogni “epoca” della mia vita. Per fare dei nomi, Nick Drake, Jeff Buckley, Bach… Mi piace molto l’italiano The Niro, e poi band come Subsonica, Verdena, Marlene Kuntz, oltre al classico cantautorato italiano e francese, come ad esempio Maxime le Forestier.

Il mercato della musica ha subito profondi cambiamenti causati dalla diffusione di nuove tecnologie informatiche e relative tendenze di consumo. Quali sono i vantaggi e gli svantaggi di questa innovazione?

Domanda molto interessante. Ovviamente non ho una risposta esauriente. Mi sembra quasi scontato dire che tutti possono avere una vetrina, ma è anche vero che c’è sempre meno spazio per l’originalità.

Un sogno ricorrente?

Vincere Sanremo… Scherzo!

Verso quali traguardi sei proiettato?

Il sentiero è la meta… (cito Chögyam Trungpa).

 

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fonire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o clicchi su "Accetta" permetti al loro utilizzo.

Chiudi