Gisella Cozzo una “bomba” italo-australiana

Gisella nasce in Australia, a Melbourne, da genitori italiani e di questo suo mix di culture ne va fiera. Cantautrice e producer, inizia a studiare canto e recitazione giovanissima, vincendo il talent più famoso d’Australia. Collaborazioni di tutto rispetto e l’incontro con i fratelli La Bionda, fanno di lei la “Regina degli spot”: incide “I feel good I feel fine” il più famoso jingle della Coppa del Nonno, poi diventa la voce di Coca Cola, Cameo Ciobar, Levissima e molte altre. Gisella è energia allo stato puro e, sul palco, una vera bomba italo-australiana alla quale è impossibile rimanere indifferenti.

Gisella sei nata in Australia da genitori italiani, com’è stata la tua infanzia?

La mia infanzia è stata colorata e ricca di scoperte. Ho avuto l’opportunità di avere a disposizione la cultura nuova e intrigante dell’Australia, in un bel mix, con la tradizione italiana. Il nostro modo di vestire, quello che mangiavamo, tipo il panino con la mortadella, ci rendevano molto diversi anche a colpo d’occhio e, qualche volta, eravamo presi in giro. Mio papà era un volto famoso, perché faceva in TV spot pubblicitari, questo avrebbe potuto mettermi ancor di più in difficoltà, ma io ho sempre avuto un carattere deciso e nessuna tentazione di “confondermi” con gli australiani. La mia è sempre stata una famiglia particolare, dai forti legami con la comunità italiana e la passione per la musica e l’arte. Mio papà è sempre stato attratto dal mondo dello spettacolo e, nonostante avesse un’attività commerciale, il suo business si è sviluppato proprio per la sua attitudine allo show. La mia era una famiglia numerosa composta da cinque sorelle e un fratello, vivaci e rumorosi con mamma e papà, che pur lavorando molto, non hanno mai rinunciato alle proprie passioni.

Oggi vivi in Italia e hai sposato un italiano: ti senti a casa o lontana dalla tua terra?

Devo ammettere che mi sento ancora una turista, riuscendo a sorprendermi di quanto sia bella l’Italia. La musica mi ha fatto rimanere qui, mi ha salvata. Io senza la musica non potrei vivere, è la mia medicina. Qui si respira arte e bellezza ovunque. La mia è una vita fatta di viaggi e, perennemente, in viaggio. Come tutti i migranti considero casa qualunque luogo, perché casa è dove si trova il mio cuore. Credo di essere privilegiata, ho avuto molte opportunità, non ne ho approfittato, ma ne ho goduto. Ho conosciuto mio marito in aereo, ero andata a trovare i miei zii, quando lui mi ha incontrata; ero con mia mamma che portava la pelliccia a settembre, io con i capelli ricci e molto colorata, un po’ strane entrambe. Sentivo una mia demo, gli ho dato un mio bigliettino da visita…ha ascoltato il mio pezzo…e, forse, è così che si è innamorato.

Come è nata la tua passione per la musica?

A fare da apripista è stata mia sorella che incise un singolo “La minigonna”, questo fatto mi ha stuzzicata al punto, che ho chiesto ai miei genitori di poter andare a scuola di canto e per farlo prendevo tre mezzi da sola, perché i miei lavoravano nei negozi. Cantavo dovunque, alle feste, alle cene. A sedici anni ho partecipato e vinto un talent, che mi ha permesso di andare a studiare in Inghilterra. Subito dopo, quando avevo solo diciannove anni, ho intrapreso una lunga tournee in Italia, che è stato il mio trampolino di lancio. In seguito, ho aperto i concerti di grandi artisti come Eros Ramazzotti, Fiordaliso, Marcella Bella, Pupo. Da lì, è stato un crescendo con collaborazioni importanti, quale Anna Oxa, Gianluca Grignani, Jovanotti.

Sei una cantautrice, il tuo ultimo singolo “This is It”, a chi è dedicato?

Questo brano è un inno alla fiducia, al saper credere in se stessi, se si vuole che gli altri credano in noi. Oggi c’è tanto pessimismo e per tenergli testa, bisogna mettere il doppio dell’impegno. E’ dedicata a mio figlio Marcello che studia a New York, affinché sappia trovare la propria strada, il proprio percorso anche e soprattutto lontano da casa, confidando nelle proprie risorse. Io ho imparato a “volare” da sola, grazie ai miei genitori che mi hanno lasciata libera di farlo; credo che sia un bel “regalo” per i propri figli,

Qual è la lingua dei tuoi pensieri?

Dalla lista della spesa fino ad arrivare ai sogni, la lingua dei miei pensieri è l’Inglese! Ogni ispirazione nasce così: mi sveglio con pensieri che vagano nella testa, la mattina presto e mi devo assolutamente alzare, salire in mansarda e scrivere rispondendo a un’urgenza creativa che non mi permette di rimandare.

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