Ultimo: “Nella musica ho trovato la mia isola che non c’è”

Ultimo, all’anagrafe Niccolò Moriconi, inizia a scrivere le sue prime canzoni all’età di 14 anni.
Nel 2016, il “cantautorap” (come ama definirsi), vince il contest per gruppi e solisti emergenti di musica hip hop italiana promosso dalla Honiro, intraprende una collaborazione con l’etichetta,  e nel marzo 2017 pubblica il suo singolo d’esordio “Chiave”. Lo scorso 6 ottobre debutta con il suo album d’esordio dal titolo “Pianeti” e nel 2018 conquista il primo posto del podio della 68ᵃ edizione del Festival di Sanremo nella sezione “Nuove Proposte” con “Il ballo delle incertezze”.

Come mai hai scelto “Ultimo” come nome d’arte?

Da sempre mi schiero dalla parte delle persone più deboli, di chi non può parlare, così ho scelto il nome d’arte. Vivo a Roma e sono cresciuto con gente semplice, che non ha pretese, che crede nei valori veri. Ho bisogno di far capire da subito chi sono a coloro che mi ascoltano, ovvero una persona vera.

Cosa provi nell’essere il vincitore della categoria “Nuove Proposte” della 68ᵃ edizione del Festival di Sanremo?

Una soddisfazione immensa che arriva dopo dieci anni di studio di pianoforte, di composizioni, di tanti sacrifici e piccoli concerti nei locali. Sono un fan del Festival e lo seguo da sempre per cui, essere tra i protagonisti e conquistare la vittoria, è un onore. Questo premio è la consacrazione di un percorso ma l’inizio di un altro.

Hai vissuto in prima persona la condizione degli emarginati cantata nel brano “Il Ballo delle incertezze”?

Da bambino non avevo un carattere facile e scappavo di continuo da scuola, mi sentivo inadatto in ogni realtà. Col tempo ho saputo distinguere i giudizi inutili della gente da quelli costruttivi. Forse sono stato anch’io ad auto-escludermi ma dovevo capire cosa si provava ad essere “ultimi” prima di poter scrivere per loro.

Descrivi brevemente “Peter Pan”, il tuo nuovo album…

“Peter Pan” è un disco che, oltre al brano sanremese, contiene 15 inediti e risalta le fragilità dell’uomo. Nelle mie canzoni le fragilità rappresentano i punti deboli e quelli forti. Immaginatelo così: c’è un osservatore e il quadro (osservato appunto). L’osservatore pian piano si avvicina al quadro; da due metri ad uno, da uno a mezzo metro, ecc., fino a ritrovarsi con l’occhio attaccato alla tela del disegno. Ed è proprio in quel momento, quando ha solo un colore davanti, che comprende il senso dell’opera. Ecco: quest’album ha il compito di “zoommare”, passatemi il termine, sulle cose già piccole della vita, fino a farle diventare piccolissime, fino a farle diventare noi.

Quanto ti somiglia Peter Pan?

Molto; cerco di rappresentare un pò l’immaginazione, la fantasia, che è espressa nel famoso cartone animato. Nella musica ho trovato la mia isola che non c’è, un rifugio dalla quotidianità dove poter lasciare libera l’immaginazione.

A maggio partirà il “Peter Pan Live Tour 2018”, sei emozionato?

Tanto. Sono felice anche perché alcune date sono già sold out. Il tour prenderà il via il 4 maggio all’Estragon di Bologna e proseguirà il 5 al Gran Teatro Geox di Padova, l’8 al Teatro della Concordia a Venaria Reale (TO), l’11 al Fabrique di Milano, il 12 e il 13 all’Atlantico Live di Roma, il 17 al Demodè Club di Bari, il 18 alla Casa della Musica di Napoli, il 20 all’Afterlife di Perugia, il 25 all’Obihall di Firenze e il 26 di nuovo a Milano. Non vedo l’ora di vivere questa esperienza!

Redazione LU Magazine

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