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Violenza sulle donne: quando ci si vergogna di essere uomini

Ci sono giorni in cui rifletti e ti vergogni di appartenere al genere maschile. Oggi 25 novembre 2017 è la giornata contro la violenza sulle donne. Un appuntamento diventato storico, grazie all’assemblea dell’Onu che nel 1999 ha scelto questa data in ricordo del sacrificio delle sorelle Mirabal – attiviste del “Movimento 14 giugno”- un gruppo politico clandestino dominicano che si opponeva alla dittatura di Rafael Leonidas Trijillo. Ma più che un fatto di regolamentazioni di leggi che riguardano la giurisprudenza, il problema dei femminicidi è da ricercarsi come grave fatto di cultura sociale in cui per secoli l’uomo ha ridotto la donna a una proprietà.
Non c’è diritto di appartenenza nel legame tra uomo e donna, ma esiste il rispetto dell’uno verso l’altra con il significativo dire basta alla violenza. Eppure nei primi nove mesi del 2017 sono state 84 le donne uccise e tre soltanto negli ultimi giorni. Statistica vuole che il 73% degli omicidi avvenga tra le mura di casa e nel 56% dei casi l’assassino è il partner o l’ex partner. Percentuali sconfortanti che inducono la politica e le istituzioni ad agire in fretta affinché si faccia prevenzione. Ma la prima arma personale di chi riceve violenze e soprusi è di avere il coraggio di denunciare, di parlarne apertamente senza timore, perché così facendo ci si rende conto di non essere soli.
Tuttavia, un rapporto più civile nei sessi sembra essere ancora una conquista troppo lontana. Colpa dell’uomo, del suo secolare barbaro modo d’intendere il rapporto con la propria partner un qualcosa di proprietà personale da gestire a proprio uso e consumo. Ma si dà il caso che la donna non è un oggetto, non è un essere da sfruttare a uso e consumo dell’uomo, ma è una persona da rispettare nelle idee, nella sua sfera emotiva, nei sentimenti e in tutto ciò che vuol dire libertà d’intendere la vita.
Le violenze e le molestie fisiche e sessuali si contano per il 31,5% dei casi su donne tra i 16 e i 70 anni. La violenza sulle donne non è data solo dallo stupro, ma anche dalle minacce, dalle molestie, dalle umiliazioni, dall’intimidire, dal ricattare, dal picchiare. Tutti atteggiamenti che fanno emergere la figura dell’uomo con una ipotetica clave in mano; una metafora eloquente che fa subito pensare a qualcosa di primordiale, di arcaico, di mai sviluppato nel senso democratico e social culturale. Ci vorranno ancora tanti anni affinché l’uomo del nostro tempo concepisca il rapporto con la donna come qualcosa di veramente paritario, rispettoso, un rapporto che ponga le basi per una generazione futura capace di migliorarsi sotto l’aspetto del più basilare concetto del rispetto dei diritti civili. Sono i mariti, i fidanzati, i partner ed ex partner a doversi ravvedere, educare mentalmente, affinché non uccidano ma rispettino civilmente la donna in quanto tale. E intanto si procede nella campagna di sensibilizzazione che possa un giorno non lontano farci sentire persone e non esseri inutili. Così Luciana Littizzetto, dal palco di Sanremo di qualche anno fa disse: “Un uomo che ci picchia non ci ama, o quantomeno ci ama male. Un uomo che ci picchia è uno stronzo, sempre, e dobbiamo capirlo al primo schiaffo“. Per questo e altro, noi uomini dobbiamo sentire il peso di una vergogna che deve farci riflettere.

 

Salvino Cavallaro